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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Oroscopo estivo

Care sirene,

stavolta vi esorto ad inventarvi il vostro oroscopo, dice come si fa?

Come fanno tutti i creatori di oroscopi ovvero mischiando culo e buonsenso: tirando a indovinare, attingendo dalla propria esperienza, e accroccando delle verità genericamente plausibili.

Il mio, ad esempio, suona così:

Questa settimana farai qualcosa di nuovo, qualcosa di stupido, qualcosa di simbolico e almeno un bagno al mare. Ricordati di portarti un cambio.

Il punto degli oroscopi non è farli, che come vedete sono buoni tutti, è farli e dopo crederci. 

Se passate di qui e vi va, lasciate nei commenti il vostro oroscopo cui credere.  Non solo renderà tutto più surreale, ma magari sarà perfetto anche per qualcun altro oltre a voi.

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Ueilà, bentrovati.

fat redhead mermaid

Dopo settimane di impegni inzeppati fino a sera, arriva il fisiologico calo estivo, e mi ritrovo con il lusso di intere giornate in cui organizzo il lavoro anziché farlo. Questo comporta l’innegabile pregio di poterlo fare mentre bevo birra. (Direte “che culo. ” Sì ma tranquilli, c’è giustizia a questo mondo: ho preso 3 kg, come da infografica)

Siccome organizzare è quella cosa per cui -a prescindere dal risultato- si prova un piacere perverso nel districare matasse, invitare persone, inventare collegamenti, e fare liste in modo un po’ ossessivo, il tempo va via a velocità screanzata, vanificando così i pregi della pausa lavorativa.

E poi ti ritrovi a dire di sì -perché ora hai tempo- a cose che poi diventeranno un impegno. Non se ne esce, è la legge del fare.

Per esempio tempo fa avevo iniziato delle pratiche-della-domenica di ballo swing, e ovviamente adesso ce le ho anche quando non le vorrei. E’ successo una volta sola (che non le volessi) quindi benone. Ma comunque ciò ha portato all’acquisto di una cassa portatile (!) e al probabile inserimento l’anno prossimo di una doppia iscrizione ai corsi, per motivi diplomatici che non vi sto a dire. Un esborso.

Per esempio sono entrata nel cicap lazio e in men che non si dica mi ritrovo in 3 gruppi di lavoro in mezzo a questi nerd assurdi tutti un po’ squinternati, e naturalmente disorganizzatissimi per cui ogni sasso diventa una montagna.

Per esempio per una serie di sfortunati eventi (no, non così sfortunati come questi) dei pipistrelli del litorale quest’anno mi occuperò solo io, che non sono assolutamente all’altezza e già so che alla seconda settimana di recuperi fallimentari mi verrà voglia di darli al gatto appena entrata in casa.

Così, per riprendermi dallo scorno, ho pensato di fare dei bei biscottini al limone.

Come sempre ho trovato una ricetta, e l’ho stravolta togliendo cose fondamentali. Però siccome una volta tanto sono venuti  buoni (beh se piace il limone)  li metto qui:


biscotti limoneRICETTA MODIFICATA DEI BISCOTTI MOLTO LIMONOSI. (L’originale qui)

PRIMA DI TUTTO ACCENDETE IL FORNO a manetta, che se no poi vi ritrovate con un’altra di quelle situazioni in cui a fine ricetta c’è scritto mettere in forno già caldo (non so voi, ma io non lo sopporto: quando pensavi di dirmelo befana??)

Allineate davanti a voi:

250 grammi di farina (integrale, mista, mais, come vi pare)

succo e buccia grattugiata di 2 limoni

60 grammi olio di semi

80 grammi di zucchero (canna, normale, come vi pare)

2 cucchiaini di anice (o semi di papavero, o altra cosina aromatica che non faccia a botte col limone)

(acqua se serve, altra farina se serve, lievito 8 grammi se vi ci piace. A me è bastato così.)

…prendete una ciotola e impastate tutto alla cazzomannaggia, a un certo punto viene una palla. Togliete la palla dalla ciotola, impastatela ancora un po’, poi prendete teglia con carta forno e date la forma ai biscotti.

Io personalmente non vado molto sull’artistico: faccio un salsicciotto rotolando la palla sul tavolo, e poi lo taglio a rondelle, che vengono un po’ schiacciate ma figuriamoci se sto  tre ore a fare le forme, rimpastare quello che rimane, altre forme, altro residuo… ciao.

Abbassate il forno a 180 gradi, mettete dentro la teglia. Impostate il timer a 8 minuti, poi tirate fuori girate i biscotti e altri 8 minuti.

Basta, tirate fuori e lasciate freddare.

Ne ho mangiati 15 (+ 6 hg, ingrassare è facilissimo così) e ne sono rimasti altri 15, quindi per quanti biscotti è questa ricetta? (risposta +1,2 kg)

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Non mi rassegnerò mai all’incredibile tristezza del dimenticarsi a vicenda.

Organizzare con efficacia sostanzialmente significa fare il possibile, e poi lasciare che tutto vada un po’ come gli pare.

Ospitare qualcuno a casa comporta il mettere una lente sulle proprie manie.

I glicini, le api e le rondini arrivano tutti insieme. I peli dei gatti in muta, i germogli e i pazienti-che-si-aggiungono, invece, sono graduali (ma  inesorabili).

giardino

Siamo genericamente più definiti dall’assortimento dei nostri difetti, che dallo sforzo con cui abbiamo ottenuto i nostri pregi.

Per me è necessario avere grande entusiasmo all’inizio di ogni cosa, senza quella spinta mi è impossibile reggere la botta delle inevitabili difficoltà.

Ballare è più difficile di quanto ricordassi, ma anche molto più utile di quanto credessi.

I tre giorni del convegno “Medicina Alimentazione e Pseudoscienze” sono stati bellissimi. Estrapolo dei consigli che mi rigirano per la testa:

  • Scegli le tue battaglie. Non tutto e non tutti valgono il tuo impegno.
  • Per la comunicazione scientifica con chi la pensa in modo diverso, fai tante domande per capire le premesse dell’altro: spesso l’informazione non passa perché non ci sono gli stessi presupposti.

 

 

 

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Le rondini!!

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Illustrazione Susanna Gentili

 

Care sirene,

in questi giorni siete alle prese con un dilemma ricorrente, trasversale e antico quanto la storia degli umani: se perseverare o meno in un progetto difficile e faticoso, al quale tenete.

Che si tratti di un lavoro, una relazione, la preparazione di un viaggio, o quello che vi pare, conviene capire prima possibile qual è il nodo principale.

Se si tratta di fare compromessi ( e allora sì) o di snaturarvi (e allora no);

se la difficoltà è nella comunicazione (e allora forse sì) o nell’Essenza (e allora proprio no);

se c’è ancora qualcosa di intentato (e allora fatelo) o avete fatto tutto quanto era in vostro potere, e ora tocca a qualcun altro (e allora magari diteglielo)

Ma sopra ad ogni cosa, la Vera Domanda Malefica è:

ne vale la pena??

 

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Neve

Complice la neve, oggi sono sonnacchiosa morbida e voluttuosa, e me ne resto a casa (prima quella di Thekisser, e poi la mia) a fare i bilanci.

I bilanci sono quella cosa che a seconda dell’umore del momento possono essere belli o brutti, ma tanto uno li fa sempre, quindi preferisco considerarli necessari, o almeno utili, se non altro per fare pulizia.

Ma per farli bisogna aprire un Chianti, come minimo.

Le mie foto di Roma con la neve le descrivo, così potete guardarle anche se siete ciechi (fatevele leggere da qualcuno in quel caso)

  • La Casilina bianca al risveglio, lenzuola a righe, mille baci a rubare ancora un po’ di leggerezza prima delle beghe da risolvere, e colazione con gli uccellini alla finestra
  • Mettere in ordine dei libri non miei – voluttà da compulsivi- senza esagerare perché ancora non ci conosciamo abbastanza
  • Lo scalo in una norcineria enorme fantastica in cui cercare di acquistare solo il minimo
  • La via del mare con neve, sole, sottofondo di radio classica e odore di porchetta calda che avevo preso perché “metti che me se ferma la macchina sul raccordo?”
  • Creepy che zampetta in giardino su un tappeto soffice e ghiacciato per la prima volta , liberare avocadi e coronilla dal carico, l’orchidea selvatica con i boccioli rosa ostinatamente visibili nel bianco
  • Swiffer sdraiata su di me in una pausa tra le faccende domestiche
  • Vino e camino e il computer aperto con la playlist swing, le ricette con arancia e uvetta, e sul tavolo 3 libri da studiare e 1 da leggere

Dice va beh, queste sò le foto, ma sti bilanci andò stanno?

Qui:

I conoscenti dell’associazione che si occupa di senza dimora – in cui sono stata per qualche mese- mi ricordano che queste felicità assolute e perfette, lo sono solo perché ho il culo di non vivere in strada, e di poter riscaldare casa (mia, peraltro) quanto mi pare. La neve non è roba da poveri.

L’altra volta che ne ha fatta tanta così, abitavo in una casa che continuo a sognare di notte di tanto in tanto, ma che da sveglia non può competere con questa, anche perché lì il camino non c’era; avevo due gatte diverse da quelle che ho ora, sedute sulla mensola sopra al termosifone facevano quello che fanno Creepy e Swiffer adesso: mi ricordano che gli umani sono solo una delle specie animali in circolazione,e di sicuro non la migliore ; all’epoca sono andata a trovare amici diversi da quelli che vedrò questa settimana; sentivo la stessa musica, ma non la ballavo; avevo più paura, e meno voglia di scienza in corpo; ma dopotutto scrivevo qui, per aggiornare le stesse persone di allora.

basho

 

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Oggi, che finalmente abbiamo tempo, parliamo dell’Istinto.

L’istinto è quella cosa che tutti ti dicono “Fidati del tuo istinto”, tu ti fidi, ci azzecchi, tutti “Brava te l’avevo detto”. Ma più spesso tu ti fidi, fai una cazzata, e tutti ti dicono “Ma no, non era quello.  Dicevo l’altro istinto!”

Ci sono perfino degli articoli di dubbio valore psicologico, che decantano le lodi dell’istinto.

Allora, guardiamoci in faccia. No.

Perché ogni santa volta che c’è da prendere una decisione, da accettare un rischio, da impegnarsi su un rovello, da giocarsi le chiappe, ci sono molte considerazioni e molti istinti (non uno) e a posteriori siamo tutti buoni a scegliere tra i tanti quello che ci azzeccava.

Solo Harry Potter e altri personaggi letterari hanno l’istinto che gli funziona. Stanno lì, che seguono l’ispirazione del momento anche se è totalmente anti-logica, e gli va benone. Anzi, guarda un po’, era proprio la cosa giusta da fare.

Ma oggi voglio dirvi questa cosa utile: noi che siamo veri non funzioniamo così.

Almeno, io no di sicuro.

Chissà cosa sarebbe accaduto se avessi dato retta al mio istinto, per esempio, quella volta che ho detto: “Se, figurati, a questo tizio non gli do una settimana prima di sparire dalla mia vita” . Ci sono stata 14 anni.

O quella volta che invece gli ho dato retta, e ho preferito un lavoro domiciliare da libera professionista anziché la sostituzione maternità che mi stavano proponendo. Chissà se di là mi avrebbero assunta.

Quando ho visto questa casa, tutto mi diceva di sì, tranne l’istinto. Se gli avessi dato retta, adesso non sarei davanti al camino, con le gatte in braccio e una luce da acquario che filtra dalla finestra.

Con l’istinto ho preso una fracca di schiaffi da una pletora di stronzi. Solo con il ragionamento, la terapia, l’ottimismo, e uno sciame di amici, tutti quegli schiaffi sono diventati di volta in volta “vasodilatazione indotta”,  ” evoluzione emotiva”  “insegnamento dickensiano” e nei casi veramente gravi “addestramento jedi”.

Questo dimostra

  1. che dell’Istinto non ci si deve fidare affatto (almeno, non io): l’unico istinto sensato è quel comportamento innato che permette di scappare davanti ad un orso infuriato senza fare troppi ragionamenti
  2. che ho amici nerd
  3. che, tranne con gli orsi infuriati, è meglio mantenere una dose di ragionamento anche nelle situazioni che meno lo favoriscono (sbronze, droghe, innamoramenti, stanchezza e altre calamità), o almeno avere amici lucidi a portata di confidenza
  4. che però anche quando fai una cazzata, va bene uguale, la vita va avanti lo stesso (a meno che non bevi l’acido muriatico, in quel caso credo di no)

 

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