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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Sono mesi che per le sirene si preparano correnti di novità, e che io ve lo ripeto in vari modi.

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Beh, vi sarete accorti che alla fine sono arrivate. Le mie sono eclatanti, e rendono giustizia a tutta la preparazione mentale e fisica, e a tutte le rinunce fatte e da fare, e le vostre? 

I miei “presagi astrali”, infatti, dicono che per molte di noi il cambiamento in atto è uno sconquasso, cercato ma nondimeno sorprendente, di abitudini e sicurezze. Qualunque sia lo stato d’animo, siamo nell’onda, ora c’è solo da nuotare.

Ma per le altre si tratta più di punti di vista. Non fatevi il torto di pensare che sia meno faticoso o meno nobile, non c’è niente di più fatale che ritrovarsi in disaccordo con i se stessi di un attimo prima.

Entrambe le condizioni, comunque, mettono fame. Se anche voi siete ingrassati, è tutto normale. Ci siamo solo zavorrati contro i mulinelli.

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Hop hop.

Da una mesata o due  ho realizzato con grande lucidità, consapevolezza e notevole self-control che sono diventata una palletta informe e fuori forma.

Cioè, una forma ce l’ho, ma è a palletta.

In altri momenti della mia vita ho assistito costernata alla deformazione progressiva dovuta al cocktail Età + Bagordi (che hanno dei nomi, anzi ne approfitto per salutarli caramente: vino, salsine, intingoli, verdure gratinate unte, formaggi, birra, patatine e moltissima frutta secca di ogni tipo, ciao amici!).

Stavolta no. Non so perché. Forse perché sono morbida e voluttuosa, e se è vero che ci sono i coscioni e la facciona, è vero anche che sono cresciute pure le tette, e devo dire che ogni tanto fa piacere averle. Il fatto che i pantaloni non entrino più è effettivamente un problema, ma potrei ovviare con delle braghe che per eufemismo chiameremo da odalisca, e sono certa che farei comunque una certa figura.

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Francesco Paolo Michetti “Odalisca”

La parte seccante è quella del fuori forma. Intanto per una questione di ruoli. Con il lavoro che faccio, avere i rotolini e non riuscire ad alzare un peso (o tenere una posizione) per più di 30 secondi è davvero poco rassicurante per i pazienti.

E poi in Ghana ho provato a fare surf.

Avete notato i verbi? Non ho fatto surf, ho provato a fare surf.  Perché le braccia non mi reggevano, e non riuscivo a fare il primo dei passaggi necessari a salire sulla tavola, quello di stendere le braccia. Non stiamo parlando di acrobatica, stiamo parlando di stendere le braccia.

Io alzo persone di 100kg, com’è mai possibile?

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Così, complice il fatto che il ginocchio mi fa ancora male e quindi non avrebbe senso segnarsi in palestra o a ballo non potendo fare metà degli esercizi (non ho scelto il ballo più adatto, va detto) da un dieci giorni ho deciso di fare alcuni (pochi) esperimenti di workout domestico.

E ho già delle considerazioni da fare:

  1. Meno male che è domestico: sudo così copiosamente che se dovessi andare da qualche parte dovrei portare tanta di quella roba che mi passerebbe la voglia (leggi: un cambio completo, l’occorrente per la doccia, acqua, immagini votive per ricordarmi su cosa biastimare, ecc).
  2. I miei tutorial preferiti sono quelli in cui la tipa (o il tipo) stanno lì a sudare come me, c’è un cronometrino che fa il conto alla rovescia di quanti secondi di quella specifica tortura mancano, e basta. Niente chiacchiere, spieghe, sorrisi, nulla. Solo musica di merda che dovrebbe dare la carica ma poi va beh, è opinabile. Ma mi piace, che non parlino. Il mio cervello impreca ad altissimo volume, quindi comunque non sentirei.
  3. A parte oggi, che per cena ho avuto un pollo talmente grasso e del vino talmente corposo che la prossima volta faccio fare il workout anche a loro, di solito la faticata predispone ad una alimentazione più virtuosa, se non altro perché le braccia non riescono neanche ad alzare la forchetta.

Siccome il mio problema, come detto nel post precedente, è la costanza, vedremo come va a finire.

E soprattutto quando.

Per ora, ho perso un kg.

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Come alcuni sanno, da qualche tempo mi diletto in letture diverse dai romanzi, che pur tanto hanno allietato la mia vita di lettrice.

Questa diversità è iniziata con una sana voglia di romanzi storici (che purtroppo non hanno accresciuto di una virgola la mia capacità di ricordare nomi e date)

…poi con una comprensibile voglia di neuroscienze (cose accessibili come Oliver Sacks, non vorrei spacciarmi più sapiente di quanto non sia)

…passando per altri testi di divulgazione scientifica, soprattutto in ambito medico. Una fase divertente, costellata di organi felici: “la pelle felice”, “l’intestino felice”, “il pene felice” (non l’ho finito, il pene sarà stato felice ma chi l’ha scritto è un barbogio), e ovviamente l’ineccepibile e molto ben scritto “Libro della vagina” che anche se nel titolo non è indicato, posso assicurare che è felice anche lei di non essere maltrattata con informazioni approssimative e pratiche dubitabonde.

Non paga, c’è stato un breve periodo di manuali di self-help, mindfulness, easy thinking e altre locuzioni inglesi per dire che ce la facciamo pigliare bene anche se il mondo è quello che è. Ma ho scoperto che la terapia su quello aveva funzionato meglio, e sono passata oltre. E poi, parlavano troppo spesso di Resilienza, sul cui argomento la penso come Cuoro.

Da un paio d’anni sono comparsi dei libri molto molto semplici di alfabetizzazione finanziaria ed economica, perché di soldi non ci ho mai capito niente, e siccome dice che ad oggi regolano il mondo, non vorrei andare in giro come fossi una smutandata al fashion week. Cioè, sia chiaro, non è che leggere di come i soldi vengono percepiti, usati, accresciuti, investiti da gente che lo sa fare ti fa veramente pensare di poterli percepire, usare, accrescere o investire. Tu rimani lì dov’eri, ma con quello spirito da esploratore dilettante che comunque riconsola. Sempre smutandata, ma con una graziosa borsetta, per restare nel paragone.

Ma ciò di cui mi sembra il caso di parlare sono i recenti manuali e articoli su marketing, comunicazione, grinta, leadership, e tutto il pacchetto che -a quanto pare- un vero libero professionista (anche se reticente come me) non può non conoscere.

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Ne ho letti a decine, e vi voglio risparmiare la fatica.

Al di là delle strategie, decaloghi, consigli, punti esclamativi, mappe mentali, il tutto si riduce sempre all’atteggiamento mentale.

Che dovresti avere “da vincitore”. Da fico. Da ricco. Da indomito.

Io avevo letto male e pensavo fosse una cosa di dormire. Invece no, anzi secondo qualcuno il fatto che io mi svegli ad un orario osceno in preda alle smanie è un ottimo inizio! Perché c’è tanto tempo per la tua routine pre-lavorativa che prevede: meditazione-lavoro su progetto numero1-ginnastica più o meno estrema-hobby numero1

Poi dopo puoi lavorare. Possibilmente senza distrarti (metti per esempio con la tecnica del pomodoro, che devo ammettere con vergogna che è efficace davvero).

Il fatto che io stia nel letto per mezz’ora sperando di riaddormentarmi, poi mi arrenda (per carità non vogliamo queste parole MAI) all’evidenza che ormai non è aria e mi alzi, è oltremodo disdicevole, anzi è proprio da perdenti (ma non dobbiamo usare queste parole perché la rivoluzione inizia da come ti percepisci).

Poi che con un velenosissimo caffè (ve lo devo dire, che la colazione deve essere healthy? No, è ovvio.) io vada in giardino a smadonnare perché i bruchi mi hanno timbrato le foglie degli avocadi non è assolutamente una mentalità vincente. Perché quelli fichi veramente, imprenditori dentro, come minimo i bruchi se li vendono a qualche entomologo matto (che in questo caso chiameremo “la nostra nicchia di mercato”)

Vogliamo parlare del fatto che perdo ore su facebook mio malgrado? Ma per piacere, i veri Leader non perdono tempo, non hanno dipendenze occulte, non procrastinano, e non usano in modo indegno le preziose energie dedicate a loro stessi.

Ma sopra ad ogni altra cosa, la mia nemesi, la parola che trovo OVUNQUE, che si parli di gente grintosa o di filantropi realizzati, di marketing delle puppeapera, o neanche a dirlo di Professionisti Aggiornati è:

COSTANZA

E’ il Sacro Graal della competenza, la Chiave del Successo, la Premessa gloriosa di ogni progetto Vittorioso. La Misura dell’abnegazione. La migliore amica della Motivazione, e il motivo per cui io sono l’ultima degli scalzacani.

Perché  io sono costante solo nel mangiare, e oltre ad aver messo su delle belle forme morbidose non ho comprensibilmente ottenuto molto altro fino ad ora. E ora sappiamo perché. Ma che devo fare? Mi metto le sveglie, mi segno i calendari, guardo a Notevoli Esempi come suggerito, e dopo due giorni sto lì che invece di fare il progetto numero 1 -che poi mica mi ricordo cos’era- sto a cambiare posto alle orchidee che secondo me stanno meglio sull’altra finestra. Ci dev’essere un gene della costanza che non si esprime a dovere.

Anzi, per essere onesta oltre alla ciccia posso segnalare un’altra novità: la comparsa di una fastidiosa sensazione che mi accompagna da quando ho individuato il mio deficit. Assomiglia a uno che venga con te in metropolitana e mentre tu ti fai i fatti tuoi tenga costantemente una luce puntata sul tuo neo peloso.

Lo puoi ignorare, e altrettanto faranno gli altri (che nel frattempo stanno anche loro lì col cellulare a combattere con chissà quali dipendenze), ma insomma alla lunga eh! Ma non hai nient’altro da fare, nì?!

Quindi adesso, con grande maturità e consapevolezza ( allenata probabilmente nel periodo self-help) ho deciso che è ora di passare ad altre letture.

Pensavo a qualcosa sulla psicologia dei gruppi.

E siccome le Mustelidi mi hanno regalato un ebook, stavolta sarò anche molto moderna.

Come Libera Professionista Veramente Affermata non basta, però ammettiamolo: dà un tono.

 

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Ed eccoci all’appuntamento estivo con l’oroscopo immaginario per creature immaginarie ma non per questo meno reali.

Dite com’è possibile.

Insomma. Anche Breszny si inventa le cose, non vedo perché a me dovete chiedere conto a lui no. Dunque cominciamo.

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Sireno e sirena russi del 1886, lui hipster lei appoggiata all’aria, sono stupendi.

 

Alcune balene, così come i delfini, dormono con mezzo cervello alla volta. Pur essendo un sistema molto pratico, il mio suggerimento per le prossime settimane è di evitare qualunque tipo di coinvolgimento a metà. Quando sei sveglio, sii sveglio, perché si preparano grandi cambiamenti* . La pianificazione richiede il massimo dell’entusiasmo, della creatività e della lucidità. Nondimeno, il riposo deve essere davvero rigenerante per essere efficace, quindi ti consiglio anche di approfittare della generale dilatazione estiva di giornate e orari, per oziare senza ritegno e senza pensare ad altro.

*Non ci credi ? Fai bene. NESSUNO può sapere cosa accadrà, men che meno  “uno sferoide luminoso di plasma che genera energia nel proprio nucleo attraverso processi di fusione nucleare” . Comunque visto che il suggerimento è buono, se ti piace usalo.

 

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Ciao Freud, ciao!

Quando riesco a sognare sono molto felice. Significa che ho dormito bene, che ho dormito tutto quello che serviva.

E adoro sognare quelli che non ci sono più. Mi sembra l’unico modo di rivederli, per noi che non crediamo in un aldilà. Mi sveglio con la sensazione di aver partecipato ad una bella festa, e con l’intima speranza di sognarli di nuovo.

Stamattina ero nella casa di Montesacro ( mi capita spesso che quella sia una location dei miei sogni. Dopo 37 anni lì dentro, vorrei vedere!), e nel lettone della stanza in fondo riposava Heide, la mia bella prussiana in camicia da notte. Avrà avuto sì e no 86 anni, l’età in cui l’ho conosciuta, quindi perfettamente deambulante e allegra.

L’abbiamo salutata l’anno scorso, a 94 anni, durante gli ultimi mesi si era appassita e aveva iniziato ad allenarsi seriamente per il sonno eterno: dormiva come i vecchi gatti, 23 ore al giorno, e nell’ora rimanente aveva lo sguardo liquido di chi sta smantellando pezzi di RAM ormai inutili.

Il sogno era in soggettiva. Le sono andata accanto, l’ho presa per mano, e l’ho fatta alzare. camminava benissimo! Certo, era tanto che non si alzava, così all’inizio era un po’ incerta. Ma passo passo, sempre più spedite, arriviamo nell’altra stanza, riesce perfino a scavalcare il cordolino per entrare in balcone, c’è una bella luce, torniamo indietro e andiamo ad accarezzare quella che lei chiama col nome della sua gatta, ma di fatto è Bonny, che sonnecchia su una sedia, splendente nel candore soffice della sua pancetta irresistibile.

Torniamo in stanza, Heide è stata bravissima, abbiamo fatto tutto il giro della casa, si rimette a letto stanca ma soddisfatta.

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Ora c’è il sole che si infila nella mia splendida casetta, ho in braccio Creepy che fa delle fusa molto tangibili, sto per andare in giardino a dare l’acqua alle semine, e la giornata inizia che già:

  • ho rivisto la vecchia casa, bene bene dappertutto
  • ho avuto una soddisfazione da fisioterapista, con questa vecchiarella che si muoveva spedita
  • ho salutato Bonny, indimenticabile morbida compagna di due case e tre anni
  • ho dormito, che non è affatto scontato purtroppo

Se ci sono dei tristi significati reconditi, o delle paturnie irrisolte, gli amici psicologi stavolta si facciano i cavoli loro, perché a me sembra tutto stupendo.

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Novembre

In questi giorni qui al mare c’è un maltempo che butta giù tutto.

Non come a Belluno (cavoli che tragedia), ma insomma il litorale romano è stato ben spettinato, non necessariamente in male: alcune costruzioni che il mare ha buttato giù erano proprio dei mostri.

Così fuori, così dentro. C’è aria di rinnovo, e voglia di trarne il massimo.

 

la mia ostia

foto di @lamiaostia

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Dissolvo!

Sto per fare l’incantesimo “Dissolvo” su un grosso puzzle (tremila pezzi) che abbiamo costruito per mesi con le amiche di qui.

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L’intuizione di disfarlo anziché incorniciarlo è arrivata stanotte, con scabrosa precisione e sonnacchioso dubbio. E se pensate che questi aggettivi siano scelti a caso tra quelli che mi piacciono, sbagliate, anche quelli sono venuti stanotte. Poi dice perché non dormi.

Potremmo disquisire (come d’altronde abbiamo già fatto) sul simbolismo di questa risoluzione: la caducità dell’esistenza; il fatto che la vera vocazione di un puzzle, come un mandala, si estrinsechi nel costruirlo e non nel conservarlo; sulla riconoscenza per aver condiviso un pezzo di strada senza aspettarsi che ci fosse una fine ma solo per il piacere di farlo.

E qualcosa potremmo dire anche sul gran peccato di perdere una così bella immagine e così tanto lavoro di coloro che hanno partecipato -peraltro dopo nove anni dall’acquisto- con più o meno entusiasmo, e a diversi gradi di abbiocco.

Ma siccome da qualche anno la semplificazione di ciò che può essere semplificato è uno stile di vita più che un motto, temo che al di là dei simbolismi la cruda realtà sia

che non so dove minchia metterlo.

 

Quindi arrivederci, caro compagno di numerose serate ed esilaranti ricerche, di cellulari  impazziti a cercare luoghi inesistenti su google map e bestemmie per le toponomastiche incomplete o illeggibili. Purtroppo, se appendo te rubo un muro ad una possibile libreria, spero capirai.

puzzle

 

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