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Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Mi sono trasferita.

Il nuovo indirizzo è : 

https://tigrebisbetica.wordpress.com/

Segnatevelo, sostituite questo con quello, incidetelo sulla scrivania, e ricordate che anche lì siamo noi pochi intimi, conosciuti e non, che ci piace parlare sottovoce. Tanto tanto, magari, ma sottovoce. Logorroici ma discreti. Il blog pubblico è quell'altro (www.fisioterapistainbacheca.blogspot.com) che diventerà, come ho già detto, un libro… tra solo trentadue anni. C'è tempo per la fama.
E ora forza: tutti di là.

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Essere felici è sinonimo di essere contenti?
 
NO naturalmente, era una domanda retorica.
Per come la vedo io, si può essere contenti per lungo tempo, è una stato d’animo, anzi, più una statistica d’animo, diciamo… “Questo mese /anno/ decennio sono contento”, ma insomma nel frattempo si possono anche avere momenti di tristezza, scoraggiamento, confusione, e tutto il resto, senza che l’impressione generale ne sia troppo sbilanciata.
Cuor contento il ciel l’aiuta, e quelle cose lì.
 
Essere felici invece è roba di secondi, quasi sempre porta  lacrime incomprensibili, cuori che traboccano e altre figure retoriche stucchevoli e meravigliose.
Una manciata di secondi, che magari ti passa e pensi di aver solo digerito male, dio ne guardi che non ti accorgi, un pugnetto di riso di momenti e poi è tutto già finito, e ti resta solo quell’idea di poterlo dire, dopo:
“Quand’è l’ultima volta che sei stato felice?”
“Ma ieri sera, guarda, sono tornato, e c’era X, e i gatti che facevano le fusa fortissimo, una bella cena sul fuoco, e una musica epica che era rimasta su dal pomeriggio… Quasi piangevo, dal tanto traboccare. Una roba, davvero”
“Ah, beato, io l’ultima volta era dal medico, anni fa, pensa, tanto avevo penato che quando ha detto -non c’è niente-  l’ho quasi baciato.”
E in realtà potrebbero essere migliaia, e invece sono pochissimi, dio ne scampi che non ti accorgi.
 
Così, conviene scriverli.

riso

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Natale fermentato

Dopo il 40 viene il 37, e dopo il niente.
Ieri stavo bene, con qualche giramento di capo e molta soddisfazione per aver superato la tonsillite senza medicinali, e oggi mi riposo, che la settimana sarà dura.
 
Incombe il natale ma intendo prenderlo con stoica rassegnazione e addirittura sobria partecipazione.
Auspico che questo sia l’ultimo natale con un albero finto in un appartamento senza odori naturali (a parte quelli della spazzatura che è decisamente ora di portare giù, ora che mi soffermo…)
Primo natale con due gatti; primo in cui vivo con il gufo; primo in cui verranno portati figli di varia misura anche al brindisi tradizionale, ammesso che la tradizione si rinnovi –forse non serve neanche più- ; primo natale, dopo anni, in cui non penso alla fuga. Non dal natale, quantomeno.
 
L’anno prossimo la crisi sarà maggiore, il denaro varrà di meno, i problemi saranno di più, e altre catastrofiche previsioni.
Ogni tanto mi ripeto i Piani B, per non intristirmi. Oppure ogni tanto me li chiede lui, preoccupato: “Quali erano?” . Non è abituato al conforto dell’alternativa, per lui la Terra emotiva è piatta, e dopo l’orlo c’è l’abisso.
Per me, invece, è tonda ma piccola: gira e rigira  mi ritrovo sempre sullo stesso meridiano, difficile è restarci, ma vie di fuga ne trovo in qualunque direzione.
L’alchimia a volte è geografia.
 
Non temo la crisi, perché ho molto, e non mi serve niente. Temo piuttosto di diventare indifferente, temo che ogni cosa sia uguale, che ogni paesaggio mi deluda, che rinunciare ad un viaggio diventi quasi auspicabile, per un quieto pensare. Temo l’immobilità come chi vive tra i ghiacci, perché loro lo sanno, che non è il freddo che uccide, è il fatto che non t’ importa più di muovere un passo. Temo di smettere di desiderare.
 
Ma non temo di perdere gli oggetti, anzi, vorrei semplificare. Vorrei che quest’anno per regalo arrivassero solo dei buoni per cose da fare, belle e interessanti, perché il mio cervello si sta addormentando, e non pensavo che imparare ad aspettare mi avrebbe portato questo.
Anzi, prima di scriverlo, proprio ora, neanche lo sapevo.
Vorrei che arrivassero cose che mi scuotano da ferma, come un albero, perché se penso a qualcosa da fare non ho voglia di far niente, e questo è bello, se significa accogliere l’ozio nella propria vita, ma è pericoloso se sottende “che lo faccio a fare.” E' la morte della curiosità. 
 
Comunque, alleggerendo il discorso, direi che un gran regalo quest’anno sarebbe portare via qualcosa da casa mia. Amici, quest’anno il regalo vincente è il saccheggio. Venite a casa, scegliete (tra le mie cose, quelle di lui sono ancora intoccabili) e ci accordiamo sul pacchetto. Che ne dite?!
 

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40 e spicci

Siccome nun mi abbastava, no, la febbre è salita fino a farmi prescrivere un antibiotico intramuscolo per Cavalli. 

Che la gente mi dice: "Beata te che stai a casa e leggi e ti riposi."

Allora adesso vi dico com'è veramente:

Quando la febbre sale, mi prendono dei brividi che mi fanno sbattere i denti come nacchere, gli spasmi sui muscoli della schiena e del collo, i tremori che neanche il Parkinson molto molto avanzato e un accenno di sciatica destra.
Quando la febbre è salita, c'è una pace relativa. Tutto è caldo e ovattato. Purtroppo girare la testa non è consigliabile x via delle pulsazioni alle tempie. Quindi si può leggere, ma fermi fermi. Il sacro mi fa male, quindi sto di lato. Allora mi fa male la spalla, così dopo un pò mi giro di là. A quel punto è l'altra spalla, e si ricomincia.

Quando la febbre sta sui 39 e poco più, dico sciocchezze. Curiosamente, questo non avviene se la febbre è più alta. C'è un range di delirio diciamo. Spesso so di dire cose strane, ma confido che gli astanti ne vengano a capo. Ieri per esempio mi martellava nel cervello questa frase:
"Agli altri diremo che la palla è finita più in alto"
Lui saggiamente ha commentato: "Va bene".
Ed è finita lì.
Poi ho avuto un gran da fare con gli ittiti e gli illiri, ma a lui non l'ho detto.

Inoltre essendo una tonsillite le tonsille diventano grandi come arance e della stessa consistenza, rendendo complessa la deglutizione di ogni cosa, tranne l'acqua, che infatti bevo a litri, solo che poi mi devo alzare a fare pipì e se sono in fase di tremore ne risulta un'andatura da coniglietto con i ceppi e un mal di testa da… beh da coniglietto con i ceppi, suppongo.

Quindi si, che fortuna, beata me che sto a casa con la febbre.

Coniglio2

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C’è che questa settimana è saltata così, con uno stupido trentasettino molesto di lunedì, e un crescendo di febbre fino ai 39 di ieri.
Si tratta della solita tonsillite, consueta fino alla noia, che da piccola veniva a boicottare la mia festa preferita (carnevale, of course!) e da più grande arriva -di rado- a stordirmi con una vacanza non riposante e non richiesta.
Ma se tutto accade proprio quando deve accadere (della qual cosa non siamo affatto sicuri, ma è confortante pensarlo) evidentemente c’è bisogno di rinunciare ad un quarto di stipendio in questi tempi di crisi, in favore di una pet-therapy a base di peli di gatto e fusa sonore.
Come so che si tratta di un quarto di stipendio? Per noi liberi professionisti il calcolo è facile: non vai al lavoro per una settimana, non guadagni per una settimana, che è un quarto di mese circa. Più semplice di così. Sfruttare il tempo per studiare è impensabile, visto che ho il cervello a mollo  nell’acqua di cottura della cicoria, o almeno la sensazione è quella.
 
Oggi mi sono svegliata con le ragnatele sulla faccia un po’ meno appiccicose di quelle dei giorni passati, e riesco anche a ragionare, e un pochino anche a fare il punto.
 
Scopro che la compulsione dell’acquisto –seppur acquisto di mercatino- è scemata molto, con scorno delle mie amiche ma grassa soddisfazione da parte mia.
 
Scopro che ho smesso di detestare casa mia, che ha dei pregi e anche se cade a pezzi è ancora accogliente. Vorrei comunque andarmene, perché Roma puzza, e qui non ho un giardino che per me dventa sempre più desiderabile.
 
Scopro che posso rimandare ancora il casale, ma mi rifiuto di rinunciarvi, cosa che peraltro nessuno mi chiede di fare, quindi diciamo che ‘me la suono e me la canto’ con le mie aspettative.
 
Scopro che i tempi e i modi delle amicizie cambiano ciclicamente, secondo un astrolabio emotivo tarato sul quotidiano, per questo forse amicizie non quotidiane hanno meno fluttuazioni. E che comunque si può stare tranquilli perché (quasi) tutto torna, in un modo o nell’altro.
 
Scopro che i miei invecchiano, e dopo aver perso la loro aura invincibile in adolescenza, ora purtroppo perdono anche la mia ammirazione, e questo è proprio un peccato, perché non era necessario. Spero che anche questo sia ciclico.
 
Infine, scopro che dopo un’ora e mezza che si sta in piedi, la febbre sale di nuovo.
Buon riposo.

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Ecco qui.

https://tigrebisbetica.wordpress.com/

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http://theme.wordpress.com/themes/wu-wei/

Incredibile! Guardate come si chiama!! 

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