Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘le teorie’ Category

Per i prossimi giorni, che come vi sarete accorte sono intensi e brillanti come si conviene alle correnti di primavera, prevedo che tutte noi sirene saremo impegnate in un complesso numero di giocoleria.

Teniamo sempre presenti i punti fondamentali:

  • Incastrare gli impegni di tutti deve sempre tener conto, in primo luogo, della conservazione della nostra parte. Una sirena scontenta non è utile a nessuno.
  • Ogni tanto, scivolare segretamente in un turpiloquio da Troll è utile: troppa eleganza rende distanti.
  • L’orgoglio per un lavoro ben fatto è importante tanto quanto la voglia di migliorarsi, l’ambizione senza soddisfazione è solo ansia.
  • Teniamoci uno spazietto per fare gli occhi dolci a qualcuno: il canto delle sirene è proverbiale, ma senza desiderio è difficile cantare.
  • …e soprattutto, mai dico mai venire meno alla regola fondamentale: solidarietà tra creature fantastiche! L’ostilità ha senso solo tra immortali.

 

Risultati immagini per mermaid anchor

 

Read Full Post »

…ho capito che nel mondo ci sono i Marinai, e ci sono i Porti. I Marinai sono quelli che fermi in un punto non ci sanno stare; che prendono ogni occasione -anche quelle sbagliate- e ne fanno un’arte; che vedono mondi orrendi e incantati; che in ogni porto hanno un amore, e ogni volta amano con tutti se stessi; che non li vedi mai per quelli che sono realmente, se non al porto che hanno scelto come base. E poi ci sono i Porti, che viaggiano nelle parole dei marinai, e si lasciano incantare; che attendono in eterno anche se non lo sanno; che prendono tutto come viene, e per loro tutto è giusto ed esotico; che amano di rado ma accolgono volentieri.
I Marinai che conosco ( Diana, Luca, Ilaria, Raffaella, Saretta, Giulia,Francesca ecc) sono diversissimi tra loro.
I Porti che conosco (Daniele, Giulia, Paola, io, ecc) hanno sempre un segreto che i marinai non sanno.

Inevitabilmente, l’attrazione è reciproca.

Read Full Post »

Punti di vista

Come sempre, quando ci sono su feisbuc delle diatribe dicotomiche (vaccini/non vaccini; omeopatia/allopatia; gatti/cani; sentinelle in piedi/arcobaleni seduti), i toni si fanno subito accesi.

Il punto è che condividere e poi dimenticare è estremamente semplice, bastano un clic e una lavatrice da dover stendere, mentre smentire o confermare richiede applicazione, tempo e una certa serenità curiosa.

L’impunità della leggerezza garantisce che se un domani viene dimostrato che i vaccini fanno male, o ugualmente che l’omeopatia è una cazzata, potrai fare spallucce (che tu sia un razionalista o un alternativo) e dire  “L’ho sempre saputo” se eri a favore, e “In fondo che importa?” se eri contro. Se sei stato MOLTO convinto, e i tuoi toni sono stati MOLTO accesi, magari puoi eticamente concederti un “Uh ma guarda” se avevi torto.  Tra un anno, due, dieci, chi verrà a prenderci a schiaffi (ovvio, non sono esente dalla tentazione dell’impunità) per aver sputato merda per giorni, accanendoci su un argomento ancora non del tutto dimostrato?  Nessuno. Che poi, a ben guardare, NULLA è ‘ definitivamente dimostrato‘.

Abbiamo appena iniziato a scalfire la conoscenza del mondo, e in buona parte non arriveremo mai alla fine, un pò perché la superscienza tende all’infinita espansione, un pò perché conoscenza oggettiva e opinione emotiva molto spesso sono indissolubili (benché chi si occupa di superscienza lo neghi). Per dire, in medicina è evidente: è “la panza” che guida la ricerca, e basta una premessa differente per smontare una certezza.

Faccio un esempio di diatriba per chi non è su feisbuc, l’argomento è: pubblicare foto di figli online.

Queste le ragioni contro e pro di due mammeblogger piuttosto note.

Ce n’è una giusta? Io continuo a dire che, a meno di avere questa stessa loro consapevolezza nella scelta, sia preferibile una via di mezzo (evitare foto su profili e copertine, che sono pubblici, e mantenere delle impostazioni relativamente controllabili sugli album)… ma anche lì, è opinione.

Voi che ne pensate? E di quello che pensate, potreste dire che è la ragione?

In buona sostanza, il buon proposito del 2016 è garantire (a me stessa) una completezza di punti di vista su quello che mi interessa (e un sanissimo silenzio su quello che no).

Poiché nessuno è immune dalla superficialità, e io men che meno essendo da sempre ingenua fino alla gonzaggine, gradirò assolutamente una “tirata di manica” ogniqualvolta mi sbraco sul divano del qualunquismo. Benché io ammetta che è molto comodo, il rischio di piaghe da decubito è troppo alto.

 

pigrizia-homer-simpson-3

 

 

Read Full Post »

  • Tante piante = tanta acqua
  • Il corpo mostra i segni della terra: unghie listate a lutto, graffi, lividi, sudore
  • ll pisolino pomeridiano, anche solo di 20 minuti, trasforma un giorno in due: trovato il sistema di moltiplicare il tempo
  • Gli impegni a Roma diventano una rogna inevitabile che distoglie dalle cose da fare
  • Per quanto si faccia, sembra sempre poco
  • Trasformare i prodotti del campo (finocchio selvatico per liquori, limoni per sorbetto e limoncello, bevande rinfrescanti con aromatiche e cetriolo, pomodori in ogni declinazione ) sembra sempre un miracolo
  • Il gatto mangia di più, miagola meno, e si muove con coscienziosità
  • Il tempo ha colori e odori

casaurelia

Read Full Post »

Normalità.

Avete presente quell’età fastidiosa in cui i bambini ti sfiatano di domande? Magari al cinema? “e quello chi è? Perché ha fatto questo? Dove stanno andando? Perché il cattivo vuole ucciderli?  E dove vanno adessECCHENESO IL FILM E’ INIZIATO DA 5 MINUTI  SE ASPETTI LO VEDI DA SOLOOOO

Ecco. Il mio cervello fa così. Di continuo.

“Ora tu vai al mare ma volevi veramente andare al mare? Questo libro che leggi ti sta piacendo? Pensi di essere felice ma sei proprio convinta, ah nooo ecco lo sapevo hai questo dubbio, eh?! Beh se hai dubbi allora non volevi veramente farlo non bisognerebbe fare nulla se non si è convinti sarebbe meglio lasciar perdere, certo se poi lasci perdere magari te ne penti, e gli anni migliori della tua vita se ne vanno in domande e incertezze vedi che poi alla fine non combini mai nieAOHHHH MA T’AZZITTI UN ATTIMO?? CHE STO CERCANDO DI LEGGERE.

E’ così da sempre, e io pensavo fosse normale avere un bambino di 4 anni in testa che rompe i cocomeri ininterrottamente, e mette il veto sulle cose da fare. Ed ero certa che rispondergli (internamente) in malo modo, e sfinirsi di fatica per tenerlo buono, fosse problema talmente comune che neanche mi era mai venuto l’impulso di cercare conferma altrui. Poi la dottora del cervello mi ha detto “No, veramente la gente non sta ogni  minuto a chiedersi se una cosa va bene o no. La maggioranza se lo chiede una volta ogni tanto, e  però c’è anche chi non se lo chiede mai.”

Io l’ho guardata così: O_O

Non pensavo. Che si potesse evitare, intendo.

Allora ho iniziato a chiedere agli amici, e quelli mi hanno guardata così: O_O e mi hanno detto “ Ma come fai?” , tranne uno che mi ha detto “E’ confabulazione”( e io adesso quell’amico non lo vedo più, quindi se pensate che sia confabulazione e volete che ci frequentiamo ancora, fatevi due conti)

Così adesso ho messo a punto dei sistemi per cambiare questo aspetto della mia vita interiore. Sostanzialmente appena mi accorgo che il bambino attacca a sfinirmi, gli dico che ne parliamo tra due settimane (ricordate allungatempo?),  gli do un giochino metaforico o un dolcetto mentale, e io mi metto a fare qualcos’altro.

Ad esempio parlare col gatto, che è MOLTO più sano. 

IMG_3106

 

Read Full Post »

Quando dico che sono fissata con l’ambiente ottengo diverse reazioni

Gli scettici autoscusanti:  “si va beh ma se stai attento a tutto non campi più (detto ovviamente buttando per terra sei litri di olio combusto) ”

Gli scettici volenterosi:  “si, io pure differenzio le scatolette del cane. Ah no i quindici flaconi di detersivi no, non sapevo si potesse”

I critici Tutto-o-nulla: “si va beh compri senza imballaggio però poi usi la macchina (vai da ikea, hai la giacca di pelle, consumi le suole delle scarpe eccecc) allora che senso ha?”

I depressi “Tanto la vita è merda”

Gli entusiasti: “ Davvero?? Fico”

I Moltopiùfissati: “io sono vegano crudista e sto ricoprendo la mia casa di muffa, che è un ottimo isolante”

I compartimentisti : “Io mangio bio, ma mi sposto col DC9 di famiglia. A quello non posso rinunciare. No, non differenzio. Ma la discarica non la voglio sottocasa. E neanche dove vado al mare. Che c’entra?”

Gli esterofili: “Ah si? Staresti bene in Norvezia, lo sai che il sindaco di Oesterbruntzen è diventato un risciò per dare il buon esempio?”

E soprattutto la grandissima schiera degli sticazzisti “Non è un problema mio. Ma per carità, tu fai quello che vuoi. Rispetto tutte le posizioni, specie il 69. Ah non parlavi di quello?”

Come vedete, nessuno si focalizza sui problemi umani e sulle tragedie intrinseche della condizione di essere un EcoFissato (EF).

 Ora ve le dico, perché è ora di dire finisciamola con l’innioranza.

1)      ESSERE UN PO’ STRANI.

Siccome essere ecofissati comprende curiosità, sensibilità e senso civico, cose che non vanno più di moda e che comunque hanno un range piuttosto ampio di gradazioni, gli EF sono tutti un po’ strani. Quando dici che ti fai il sapone in casa (preferibilmente con oli di cucina, che sono una delle cose più inquinanti che una casa può produrre) ottieni sguardi di vario tipo, nessuno lusighiero. Uno di questi sguardi con sopracciglio alzato te lo restituisce lo specchio. Per dire.

2)      ESSERE IN IMBARAZZO NEL FARE LA SPESA

Voi credete che sia facile fare la spesa? No. Quando siete EF, davanti ad ogni prodotto vi fate delle domande: mi serve (ennesima tazza)? Potrei farlo io (prodotto pronto)? Quanto rifiuto produce (lettiera del gatto)? L’imballaggio è troppo rispetto al prodotto (verdure in polistirolo)? Ha fatto sedicimilachilometri per arrivare qui (zenzero fresco cinese)? Farà schifo (polpetta di soia)? E’ stato prodotto in modi disgustosi (olio d’oliva di stranopaese)? Sarà vissuto e morto male (pollo, gambero e bestie in genere)? Mi farà venire la cacarella (formaggio prodotto con latte modificato)? E così via. Tra parentesi vi ho messo degli esempi a caso, ma vi assicuro che ogni prodotto ha la sua domanda stronza, la quale produrrà uno di questi tre effetti:  entrate con una lista lunga un chilometro, e uscite con due cazzate (ma molto coerenti) che quando tornate a casa il frigo piange per lo sconforto; oppure fate la spesa scegliendo il meno peggio, spendete normale ma ci mettete sette ore; oppure comprate in un posto che ha bioboiate (vedere post omonimo) e gli lasciate un pezzo di fegato come pagamento. Un fegato sanissimo, certo.

3)      LITIGARE CON I PARTNER

L’altro magari per quella sera pregusta partita di Rugby alla tv, da vedere insieme, con cena zingara sul divano composta da wurtsel, crauti in scatola , birrozza.  Voi vorreste risparmiarvi l’ingestione di animali, conservanti e lieviti. Potreste ripiegare su due carotine e farvi i cavoli vostri, ma purtroppo soffrirete per le povere bestie sacrificate dalla vostra metà. Il litigio è dietro l’angolo. Io dico di aspettare almeno la fine della partita, oppure optare per una serata divisa (voi uscite con una capra, l’altro vede partita con amici), e un altro giorno inizierete il partner ai piaceri delle polpette di fagioli fatte in casa con salsa di senape e panna acida. Nel mio caso, comunque,  che ancora preferisco la gola alla coerenza, insisto a quel punto per prendere wurstel artigianali tedeschi, crauti spadellati con cipolla, e birra artigianale affumicata. Se me devo affogà, m’affogo ar mare. Una volta ogni tanto però.

4)      LITIGARE CON GLI AMICI

Siccome in genere chi fa una scelta ecologica si sobbarca una serie di paranoie perché crede che siano utili e urgenti per l’umanità, potremmo dire che essere EF è una scelta politica (in senso aristotelico di “amministrazione della società”). Grandi quesiti politici creano grandi discussioni. E’ una bella cosa, trovo consolante che la gente sia ancora capace di accalorarsi insieme per dei concetti, invece di limitarsi a postare qui e là grandi verità autoreferenziali (cosa che comunque non critico, sia chiaro). Il fatto è che in Italia non esiste una vera politica verde, neanche come concetto vago, quindi chi parla di riciclaggio come se parlasse di pena di morte viene ancora perculato, o comunque preso come esagerato. A nessuno piace che la propria posizione venga sminuita, specie di default, di qui il numero 4. Diciamo che il numero 4 dipende un po’ dal numero 1.

5)      NON SI FINISCE MAI

Se inizi a farti domande, non smetti più . Un perché ne chiama altri 100, come sanno bene quelli che hanno bambini di sei anni . Inizi riciclando i giornali e ti ritrovi a passare la domenica impastando pagnotte. Vedi “la storia delle cose” (cartone animato di 15 minuti, godibilissimo e letale per chi è predisposto) e cominci a farti dei trip da Cassandra moderna appena entri in un negozio.  Guardi i cassonetti con pudore interessato, sapendo che quel pezzo di legno gettato con noncuranza è di abete stagionato, e lo immagini già trasformato in oggetto di design dalle tue abili mani artigiane,  anche se non sai fare neanche la barchetta con gli origami. Dal pensare “che spreco” vedendo una cassetta di plastica abbandonata, all’andare al lavoro su una bici fatta di lattine schiacciate in casa e assemblate a martellate, è un attimo.

 

Come vedete l’elenco delle sventure è lungo, si tratta di un vero problema sociale di una minoranza, e davvero vorrei essere più esauriente. Ma siccome domattina devo svegliarmi presto per fare la pasta lievita, continuerò un altro giorno.

Read Full Post »

Allungatempo

Oggi vi parlerò di un incantesimo che è stato la chiave di molte modifiche nel mio assetto emotivo e perchénnò anche lavorativo .

Il concetto di incantesimo risulterà senz’altro più accessibile a quanti di voi abbiano mai giocato di ruolo, tutti gli altri dovranno fare uno sforzo immaginativo cercando di evitare la facile trappola dell’associazione incantesimo=streghe/maghi. Non parliamo quindi né della comunità uicca (lo scrivo così se no poi nelle statistiche mi ritrovo accessi indesiderati) né di erripotter e amici.

Chi di noi si trova a proprio agio nella frustrazione? Chi ama i distacchi? Se qualcuno ha risposto “io!” si faccia avanti per favore. Stanarvi è sempre più difficile, maledetti masochisti.

Per tutti noi individui normali, la tendenza neurofisiologica in caso di disagio è quella dell’evitamento o dell’attacco (un giorno vi spiegherò pure perché, per oggi vi faccio la grazia). Ammetterete che se aveste di fronte una tigre dai denti a sciabola questo sarebbe estremamente ragionevole, ma se siete semplicemente nel traffico, o come nel mio caso avete dovuto rinunciare a dei legami affettivi (uno dopo l’altro, da mesi), la reazione di evitamento alla frustrazione rischia solo di farvi venire pianti e paturnie in parti uguali. Magari nel traffico.

 “Allungatempo” ovvero l’arte di aspettare e vedere come va, non si esaurisce nella sua funzione antipaturnica, anzi: è un escamotage mentale per contrastare la tendenza impulsiva alla risoluzione immediata di una controversia, e può essere eseguito con sempre maggiore maestrìa man mano che lo si utilizza. Premetto che è un incantesimo nato per dilazionare le reazioni di un’amica molto focosa e impulsiva, quindi NON SI APPLICA a quelli di voi che sono “individui-alga”: cioè fermi in un punto, fluttuanti secondo la corrente, e sostanzialmente già procrastinatori a oltranza.

Per capire l’essenza di Allungatempo vi dirò questo: avete litigato con X, e volete appianare la cosa il prima possibile.

Ecco.

No.

Sull’onda del momento si dà troppa importanza alla singola frase detta dall’altro, e si dice troppo. Si fa un bell’allungatempo, si lascia sfogare l’interlocutore, e si aspetta che si renda conto delle cazzate che ha detto. Quando comincia ad essere ragionevole,  si discute. Ovvio che non si può fare sempre: una bella litigata ogni tanto ci sta benissimo, il discernimento dipende da quanto siete allergici al litigio.

Vi hanno proposto un lavoro? Idem. Mica si tratta di aspettare 10 giorni, ma forse un paio ve li potete prendere.

Man mano che si diventa più bravi, la capacità di “tenere” l’incantesimo dura di più. Vi sconsiglio di iniziare con un allungatempo che vi costringa a stare calmi per mesi, perché poi cedere è un attimo. Poco per volta. Partiamo da un paio d’ore.

I miei ultimi esercizi sono stati molto efficaci: avrei sfuriato più volte (specie per la casa), invece aspettando un paio di giorni  molte cose si sono sistemate da sole.

Sul lavoro sto aspettando che le possibilità si disegnino, prima di dare conferme. Sta funzionando: sembro impegnatissima, oltre che molto diplomatica. La realtà è che non mi va di decidere.

Con i distacchi, ho dovuto faticare di più.

Per i morti, ho fatto un allungatempo un po’ indeterminato (credo sia di livello avanzato), mi sono prefissata di stare male quando avrò le condizioni migliori per farlo, e cioè in solitudine e senza obblighi quotidiani. E allora sarà pianto e stridore di denti, potete starne sicuri. Lo dico per chi mi vede reggere così bene. Non sto reggendo bene, la sto buttando in caciara.

Per le altre persone/situazioni ho ovviato così: se è una cosa seria, necessaria, o destinata, si ripresenterà nel momento giusto, foss’anche tra un anno.. Io personalmente non ho mai fatto un allungatempo così lungo, ma  dico che se un progetto  (o amicizia, relazione, proposito) regge un anno, ha buone possibilità di essere una cosa davvero importante.  E dell’anno trascorso discuteremo davanti ad una bella cena. Se no, si vede che non era. Voi direte “ma stai male lo stesso”. Moltissimo.  E’ un incantesimo, mica un miracolo. Si tratta di gestire l’impulso a fare qualcosa.

Gli dèi sanno quante volte avrei voluto scrivere email, chiedere spiegazioni,  risolvere enigmi, mandare messaggi, riavere presenze, fare improvvisate, fregarmene della convenienza. Il motivo per cui a volte riesco a non farlo è che starei bene per pochissimo tempo,  e io invece mi merito di stare bene a lungo termine. Però come resistere?  Così, Allungatempo.

Nella fattispecie, ho istruito alcuni amici per questo, e me lo faccio ricordare da loro, quando proprio sto lì lì per cedere. Stiamo formando un gruppo di allungatempisti, tipo rete sociale. Secondo me avrà un successone.

Chiamo pure Lucas, che è terzo dan: per finire i film ha aspettato vent’anni. Alla faccia dell’incantesimo.

e_aspettare

Read Full Post »

Older Posts »