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Archive for the ‘Le ricette fallimentari’ Category

Torta Sasso

Cari amici, pensavate che in questi anni in cui non ho scritto per “ricette fallimentari” io avessi imparato a cucinare?

No.

Semplicemente, non ho cucinato. Le mie performances in cucina virano sempre più verso il minimalismo, come d’altronde il mio armadio, la casa, gli amici e il lavoro.

Quindi le ricette che prevedono diciamo una decina di ingredienti, nelle mie mani magicamente si riducono ad un paio. Dice, brava come fai? Eh beh ovvio diventano un’altra cosa. Tipo la lasagna al ragù di coniglio diventa pasta al sugo semplice, il flan di riso alle verdure invernali diventa broccoletto ripassato, e così via.

Ogni tanto però, specie nei cambi di stagione quando i miei siti di bioboiate suggeriscono link a ricette tanto belle quanto semplici (secondo loro), mi prendo un pomeriggio e sperimento.

Ovviamente con scarsi successi.

Stavolta complice la pasqua ho voluto fallire una torta al formaggio. Non vi sto a dare la ricetta anche perché non la trovo più, preferisco generalizzare  e insegnarvi a rendere di pietra  una qualunque preparazione che preveda il lievito.

Fate tutto per bene, acquistate gli ingredienti –magari nel negozio sotto casa dove vi spelleranno per un etto di pecorino e una noce di crescenza- mettevi una parannanzetta di modo che la cucina si impressioni per le vostre intenzioni serie, sintonizzate la radio preferita così che non dobbiate poi cercare della musica con le mani pasticciate, e seguite fedelmente le istruzioni.

Quando arrivate alla parte del lievito, potete:

  • saltarla (risultato garantito),
  • mettere un orrendo lievito chimico, magari scaduto
  • mettere il lievito che conoscete bene, ma fidarvi della ricetta che lo diluisce nello yogurt e non nel mezzo bicchiere d’acqua come fate di solito
  • sostituire il lievito con una di quelle immonde miscele vegan tipo cremor tartaro+bicarbonato+speranza+minacce

Io stavolta ho fatto la tre, ma siate creativi.

Dopodiché lasciate lievitare per il tempo descritto (non lieviterà) poi accendete il forno, cuocete come da ricetta, e lasciate raffreddare. Se notate che la preparazione era in effetti un po’ cresciuta ma dopo due minuti all’aria si è spampanata, potete essere certi di aver ottenuto il sasso umidiccio che volevate.

Facile no?

Ora via, tutti a i fornelli, e vi ricordo che tutte le mie ricette fallimentari possono essere mischiate tra loro, ottenendo risultati imprevedibili. Conoscete siti di cucina che vi dicano altrettanto?

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P.S. la foto è presa da un collega, in quanto non sono migliorata neanche con la tecnologia, per cui non so importare da cellulare.

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Forse non tutti sanno che…

…nella pagina di amministrazione di un blog ci sono anche le statistiche: quante volte il sito è stato visitato, da che Paese provengono i click, e quali sono le chiavi di ricerca utilizzate.

Molti di quelli che hanno tenuto un blog prima o poi si sono scontrati con la ineluttabile tentazione di scrivere un post riguardo alle chiavi di ricerca, perché ce ne sono alcune che uno dice proprio “ma possibile che la gente cerca queste cose?? E soprattutto, possibile che con queste cose sia arrivata a me? Ma allora cosa ho scritto!?”

E lì parte un trip socio-intimista che non vi sto a dire.

Oggi qualcuno è approdato ad un mio post (QUALE???) cercando “Quando mi metto gli stivali col tacco mi puzzano i piedi”

(Carissima/o. Io non vorrei empatizzare con il tuo problema, ma una domanda mi sorge: ti capita anche con gli stivali senza tacco? Forse indossi dei collant che con altri stivali non adoperi? Perché quelli sono tremendi sai.)

Così ho deciso di cedere anch’io alla tentazione, e adesso vi dirò alcune delle chiavi più belle o più criptiche che hanno allietato il mio pannello di amministrazione

  • Ci sono tantissimi, ma tantissimi, che cercano le varianti di “dormire con un amico senza farci niente”. Si va dal generico “dormire con lei” o “dormire con un uomo” ai tenerissimi “ho dormito con una ragazza senza far nulla” e “guardarlo mentre dorme”. (Potete anche non farci nulla, ma se poi la mattina dopo passate due ore in internet a cercare di capire il perché, secondo me a quel punto tanto valeva andarci a letto, mò ve l’ho detto.)
  • Non ci si crede quanta gente cerca di capire cos’è un Butsudan. (E’ inutile che veniate qui. E’ vero, l’ho scritto in un post, ma non lo so cos’è.) Invece quello che ha scritto “fare soldi con butsudan” secondo me aveva in mente un’altra cosa.

Queste sono le due chiavi più frequenti e uniformi, le altre possono essere raggruppate secondo la  tipologia di coloro che cercano.

I biocuriosi:

  • Ci sono vagonate di ecofissati che cercano cose tipo: “Arredare con le cassette della frutta” “tunnel di cose riciclate” “arredo urbano green” “costruire un orto in balcone” “bottiglie schiacciate tegole” ecc ecc. (Amici. Sono qui. Sappiate che un giorno con tutte queste cassette della frutta riciclate conquisteremo il mondo.)
  • “kamut soffiato valori nutrizionali” ( Carissima -me lo sento, che sei una donna-  il kamut soffiato è polistirolo espanso, non trovi i valori nutrizionali perché non ne ha.)
  • “zucchine ammaccate” “pappa di zucca” “riso basmati succo arancia” “pane azimo di kamut e tiroide” “il ragu nella pentola a pressione sa di bruciato” (Allora, io le ricette fallimentari le scrivo perché sono una pippa a cucinare, voi però non è che ve le dovete andare a cercare apposta.)
  • “Casette per papere” (oddio deliziose, se le trovi giramele)

Gli estetici:

  • “che rughe vengono se piangi tanto?” (quelle della tristezza: quindi tu non piangere dai)
  • “Perché vengono le rughe in mezzo alle tette? ” (guarda, non lo so, capirei ad averle grosse ma nel mio caso è pura cattiveria)
  • “pornostar con ragnatela tatuata nel gomito” (io ti immagino, te, a guardare il tatuaggio tutto il tempo.)

 

I confusi:

  • “mobili buddisti” (…)
  • “manifesti fotografici contro violenza anziani” (in effetti che immagini mettere?)
  • “body painting estremo” (se è MOLTO estremo, è un tatuaggio credo)
  • “Buddha gatto” (anch’io l’ho sempre pensato)
  • “come si vestivano le ta dopo il 44 d.c.” (cosa sono le ta??)
  • “è giusto sentirsi in colpa se spendo dal parrucchiere” (dipende quanto spendi, ogni quanto, e se sei calvo)
  • “bomboniere tecnologiche” (santo cielo adesso i nerd si sposano con le bomboniere a tema)
  • “effemeridi efelidi” (ehehe anche a me l’accostamento fa tanto ridere: stelle e lentiggini non è adorabile?)
  • “anatomia dell’inguine femminile” (in anatomia l’inguine è uguale per lui e per lei, non te lo volevo dì…la differenza è nel mezzo, devi smettere di fare il delicato e cercare ‘figa’)
  • “è bello dormire con una ragazza?” (se non calcia e non russa, si)
  • “cosa e una tricheca” (un tricheco femmina, a senso)
  • “kama sotro india” (doppia ricerca: qualcuno che ti dica cos’è, e qualcuno che ti dica come si scrive)
  • “dove trovare le cassette della frutta” (al mercato?)
  • “dormire con un amico di 13 anni” (mi sembra un po’ giovane)
  • “esercizi statistica calzini spaiati” (ecco dove vanno a finire i soldi della ricerca)

 

Gli aforistici

  • “Del senno di poi son piene le fosse”
  • “guai di un bambino grassottello” (glieli cerchiamo pure, i guai?)

 

I didascalici:

  • “Stronza” (la cerchi su google?)
  • “cazzate da fare” (oggi manca l’ispirazione)
  • “ho fatto troppe figure di merda” (succede)
  • “cose che non si sopportano nella vita” (inutile cercarle, credo ognuno abbia le sue)
  • “figure di merda tante” (ti capisco)

 

Quelli di youporn:

  • “you p“ (dai che ce la fai a scriverlo per intero)
  • “Youporn fumetto giapponese” (mi pare si dica Hentai)
  • “come ti chiede di pagare youporn”
  • “foto di piedi per piedofili”
  • “piedofili” (14 persone). (Allora. Non si dice piedofili, è un termine che ho inventato partendo da pedofilo -che è quello malato per i bambini- e il termine piedi -che sono quelli che avete all’estremità inferiore-. Si dice feticista dei piedi e se non lo cercate così non troverete niente, a parte dei filologi burloni, me, e altri ignoranti.)
  • “youporn senza voglia” (va beh se non ti va guardati che so, un documentario)
  • “cerco porno mi” (chissà cosa voleva scrivere prima che entrasse la mamma in camera)
  • “perché si chiama youporn?” (per suggerire delicate metafore?)
  • “youporn cattivissimo” (cioè??)
  • “troia di mezza età” (ehi, come sei arrivato sul mio blog???)
  • “priscilla troia” (non è che devi cercare tutto quello che leggi sulle pareti di scuola)
  • “vedere youporno anonimo” (devi selezionare ‘navigazione in incognito’)
  • “youporno femily” (mio dio non voglio sapere…)
  • “youporn 2009” (è vintage?)
  • “filosofia maiala” (sono certa che ne troverai una)
  • “come si chiamano i porno divano” (eh?)
  • “perché quando scrivo you su internet compare youporn?” (chi altro lo usa quel computer?)
  • “youjiz alle signore che piace il cazzo” (si è capito nonostante gli errori di grammatica)

E il meraviglioso… “esiste veramente youporn” (sì)

 

I preoccupati:

  • “come fanno i pipistrelli a digerire se dormono a testa in giù” (un bel problema, senz’altro. Lo girerò a chi di dovere)
  • “iperproteinemia” (sei cascato nella trappola Dukan?)
  • “se tolgo il tramezzo” (se è veramente un tramezzo stai tranquillo, se è portante invece attento alla testa)
  • “galline combattenti” (di rado sono pericolose per gli umani)
  • “circonduzione scrocchia” (circonduzione di cosa? Di un braccio? Del collo? del raccordo anulare? )
  • “cosa sono i vasi canopi” (solo gli amanti di Ratman possono capire perché ho inserito questa chiave tra ‘i preoccupati’)

I pigri

  • “riassunto di ‘la fidanzata di dracula’” (in quel film ci saranno si e no tre battute, che riassunto ti serve?)
  • “fotografie di persone tristi stanche della vita” (alè)
  • “aforismi piegaciglie” (ma chi è che scrive aforismi sui piegaciglie?? E su, essì bbono)

 

Chiuderò  questa edificante rassegna con l’inspiegabile “pomiciona in azione”. Sia chiaro comunque che benedico la categoria delle pomicione, anche se non ho capito cosa cercavi.

 

 

 

 

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Ed ecco l’attesissimo secondo post di “ricette fallimentari”. Avete già sbagliato miseramente la zuppa di zucca? Bene. Allora siete pronti per perdere un mucchio di tempo e ingredienti selezionatissimi nel fare questi straordinari gingerbread di natale.

Credete che i ginger bread siano facili? Sono facili infatti, ma solo se avevate in mente di fare un altro biscotto, ci avete aggiunto spezie a caso, e  l’ avete dimenticato in forno. Se invece volete ottenere un fallimento degno di questo nome dovete seguire pedissequamente la ricetta. Io ho usato quella di giallozafferano, escludendo la cannella che come sapete non amo.

Usate ingredienti di prima qualità, in modo che l’orrendo risultato sia imputabile proprio solo a voi, e una volta ottenuta una palla liscia profumata e perfetta, mettetela in frigo. Tiratela fuori dopo minimo due ore, metteteci un’eternità a dare la forma di graziose stelline (o cammelli, o strufolapipperi) , mettetele vicine nella teglia -tanto non c’è lievito- e notate come dopo solo 10 minuti sono già tutte fuse insieme, in un’unica deprimente lastra bruciata sotto e cruda sopra.

Aspettate qualche minuto, e la lastra informe potrà almeno essere divisa arbitrariamente e infilata in un sacchetto della vergogna, possibilmente quello del pane. Sono mostri, ma comunque molto buoni, quindi vi consiglio di tenerli per l’inevitabile Voglia di dolcetto del 7 gennaio, una sindrome conosciutissima ma di eziologia incerta.

Prendete le altre stelline (la ricetta è per 30 biscotti, quindi a voi ne sono venuti 112) , e stavolta mettetele belle distanziate. Si cuoceranno lentissimamente. Tenteranno di bruciarsi sotto, quindi giratele. Mentre sono calde sono friabili, quindi si romperanno. Otterrete altri biscottini mostruosi. Mi raccomando la buona volontà, è fondamentale per la sensazione di aver perso tempo e fiducia in voi stessi.

Le altre infornate sbattetele dentro in malo modo, mandatele a cagare mentre vedete ER, e non giratele. Che facciano come gli pare. Alla prima pubblicità le toglierete, le farete freddare, e naturalmente verranno benissimo. Probabilmente sarà per il forno ormai caldo, o perché le avrete messe in alto rispetto alla  fiamma, ma secondo me la maggior parte la fa l’indifferenza. In compenso, belli o brutti, questi biscotti vi avranno rubato circa 3 ore e mezza abbondanti delle vostre preziose vacanze, in barba alla ricetta che recita cinquanta minuti.

Attenzione! Potete partecipare al gruppo “ricette fallimentari” solo con le prime tre infornate, cioè quelle miseramente sbagliate.

Buone feste a tutti.

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(Ecco a voi un post che mi ero scordata di aver scritto. E’ chiaro che sto peggiorando. La prossima volta che ci vediamo presentatevi di nuovo.)

Partite con l’idea di un ottimo tegame di zucca butternut, rigorosamente biologica anche perché chimica non si trova chissà perché.
Fate dei cubetti irregolari, ovvero dei parallelepipedi monchi.
Invece di metterli in padella con una cipolla, cioè la ricetta giusta, fatevi venire l’ùzzolo di cuocerla in pentola a pressione.
Ignorate con grazia il fatto di non avere un timer, anche se già avete usato la pentola a pressione un milione di volte e quindi sapete benissimo che, se non calcolate bene i tempi, ogni cosa raggiungerà lo stadio intermedio tra il solido e il GPL.
Fate soffriggere la cipolla a pentola scoperta e andate a scegliere un film per quando lo spezzatino cuocerà. (Cioè, avete usato la pentola a pressione per metterci 5 minuti, ma attrezzatevi come se dovesse cuocere mezz’ora.)
Intanto la cipolla si brucia. Buttateci la zucca tagliata a pezzetti.
Un terzo di bicchiere d’acqua, un po’ di sale e chiudete la pentola.
Inizia a sibilare quasi subito.
Abbassate diligentemente la fiamma, e andate a vedere una puntata di CSI. Più o meno quando si è capito che il tizio ha mentito, ricordatevi della zucca e andate a sfiatare la pentola.
Dentro, la zucca esanime galleggia in un’acqua che non ricordate di aver messo, e si disfa non appena viene a contatto con l’aria, come una vecchia pergamena mummificata.
Con filosofia, fingete di aver sempre voluto fare una vellutata di zucca (si, senza patate: è una ricetta sperimentale!) e immergete un provvidenziale minipimer, e frullate il tutto entusiasticamente. Beh è impossibile usare il minipimer con tristezza, è un oggetto entusiasta di natura.
Ora la vostra crema ha un bel colore, ma un gusto tra il niente e il ricordo di cipolla.
Potreste lasciarlo così, ma in fondo perché.
Nel patetico tentativo di dargli sapore, iniziate a buttarci dentro quello che trovate: brodo granulare, prezzemolo, e soprattutto troppo pomodoro. Perché un po’ ci sta bene, ma molto no. Quindi, abbondate.
Fatto?
Ora sa di sugo granuloso. Una vera schifezza. Complimenti. Invitate a cena un’amica molto curiosa ed entusiasta delle verdure, e un volontario che mangia anche il tavolo se gli dite che per cena c’è quello.
Voi, fatevi delle patate al forno.

 

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E’ un vecchio post, ma ve lo metto perché anche qui ci sarà l’etichetta delle “ricette fallimentari” ovvero come rovinare un piatto semplicissimo come la polenta, o la bruschetta, semplicemente essendo negati.

MERCOLEDÌ, 13 LUGLIO 2011

Nuova etichetta: le ricette fallimentari.

Prima o poi tutti quelli che hanno un blog sentono la necessità di far sapere cosa succede nella loro cucina. Non so perché, deve essere un’epidemia.
Siccome qualche tempo fa vi ho detto che cucino una schifezza, le mie ricette sono esattamente quello che non va fatto in cucina. Ora però siccome mi hanno tolto grano, mais, patate e ogni altro carboidrato buono, sto cercando ricette alternative per fare pane dolci e pasta, e le condividerò con voi, dandovi informazioni passo-passo come si conviene…
Allora.
Partite dall’idea di fare il pane con le castagne.
Cercate splendide ricette con foto, che faranno sfigurare qualunque cosa produciate, anche se foste nonna papera, al contrario della sottoscritta.
Notate con un angolo del vostro cervello che le ricette utilizzano una percentuale piuttosto bassa di farina di castagne, e il resto è farina normale. Dimenticate subito questo dato, anche perché voi avete solo farina di castagne e farina di riso biologica, che costa come la rata di una macchina.
Versate le farine goffamente: cadrà più farina di castagne, facendovi sballare clamorosamente le dosi fin dal primo passaggio. Mettete troppa acqua, cercate di correggere con altra farina di castagne, sostituite il burro con l’olio, e l’uovo con niente.
Assaggiate.
Se avete fatto tutto come me, dovrebbe essere dolcissimo, per via delle castagne,  e con un retrogusto amarissimo persistente che ricorda la cicoria. Che è il motivo per cui di farina di castagne se ne usa una bassa percentuale.
Ora potete buttare tutto, ma se volete vedere come va a finire, grattuggiate invece del vecchio cioccolato di pasqua, triste e forse irrimediabilmente passato al lato oscuro.
Otterrete una pasta liquida dal colore orrendo e dall’odore pesante di una notte in Garfagnana. Unite lievito di birra sciolto in acqua tiepida.
L’impasto diventerà ancora più liquido.
Aggiungete altra farina, quella che vi pare tanto ormai la ricetta dovrebbe venire comunque malissimo. Assaggiate di nuovo. Il sapore è lo stesso di prima, e vi convince che va bene al limite per un ciambellone mal riuscito, di sicuro non per un pane.
Dimostrate il vostro spirito di adattamento, prendendo ipso facto una pirofila da ciambellone, ungetela per bene ma dimenticate di infarinarla (anche perché le farine sono finite). L’impasto è così liquido che si sbrodola.L’olio del fondo si raggruppa sui bordi dando l’impressione di aver immerso del bitume in un bidone di semi di girasole.
Maledicete con grazia ogni suppellettile, le farine di cose diverse dal grano, e chi le usa.
Infornate la vostra pirofila in un forno che non ha minimo né massimo, e lasciatelo lì per tre milioni di anni (l’impasto è liquido, per cui non cuocerà mai).
Con l’impasto rimanente, che naturalmente a furia di aggiungere farina per correggere sarà quasi quanto quello versato nella pirofila, fate uno studio deduttivo. A cosa somiglia con tanta fantasia? Ma certo! All’impasto dei pancakes. Perciò prendete una padellina, mettete un goccino d’olio,rispondete al telefono, e bruciate l’olio. Cambiatelo, anzi se la situazione è molto grave cambiate padellina.. Ottimo.
Ora con un mestolo, uno per volta, cuocete i pancakes.
I primi  si attaccheranno in modo strano e vi faranno pensare che nulla di commestibile dovrebbe essere marrone e grinzoso. Comunque i successivi quindici avranno un aspetto migliore. Il sapore è lo stesso dell’impasto crudo.
La prossima volta procuratevi della farina d’oro: l’effetto sarà ugualmente immangiabile, però risparmierete.
Fatto?
Bene. Ora vado a cercare di fare il pane. Con la farina di farro, che costa come la rata di un mutuo. Bisogna saper puntare in alto, cari miei.

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