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Archive for the ‘diario di casa nevosa’ Category

C’è un amico semestrale (veramente era un anno e mezzo che non lo vedevo) che ci prova ogni volta. Ma un po’ perché finiamo sempre ubriachi, un po’ perché quando mi piaceva avevo 16 anni e ne sono passati 20 quindi caro mio sei in penoso ritardo, non è mai successo niente. Ogni volta mi chiedo se non sarebbe catartico combinarci qualcosa,  in fondo anche per un giustizia puramente  metafisica, e ogni volta  (farfugliando, data l’ubriachezza) mi rispondo: ” ma fticassi della catarfi, non mi piasce, punto”.

E così capisco che non sarò mai un’avventuriera, perché seppur senza stereotipi (non è che sto lì a scegliere i biondi, i palestrati, i fricchettoni) sono di gusti prudenti e selezionati, e non approfitto della circostanza.

Ci sarà una senilità nella quale rimpiangerò tutto questo, ma alla vecchia Stelmaria che mi rimprovererà per non aver colto le occasioni dirò: “Stai zitta, nonnina.” (all’epoca forse accetterò di essere zittita, ma non ci giurerei) E va bene così. Perché il momento è sempre immanente, ma il ricordo è duraturo e preferisco tenermi il dubbio piuttosto che avere una risposta di discutibile memoria. E non è l’annosa questione del “meglio rimorsi che rimpianti” (ché lì siamo tutti d’accordo) ma di saper discernere tra un rimpianto e un chimelhafattofare, cosa tutt’altro che facile, specie dopo il rum.

Secondo me la vera saggezza in momenti come questi sta nel bere tanta acqua, e spegnere la sveglia. Se avete idee migliori, sono bene accette.

 

idromele

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Coinquilina appena partita per cinque giorni, casa tutta per me, cassetta di verdurette di campagna, lavoro che si alleggerisce, film fantasy, nostalgie dubbi e arrabbiature stipati in un cassetto della mente, immagini ineludibili dolcissime, prospettiva di un paio di weekend fuori, giardino rigoglioso, elucubrazioni sui progetti prossimi venturi, persone da vedere a breve, grossi nodi emotivi da sciogliere, e tanta voglia di un tortino al cioccolato.

tortini_cioccolato

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Stamattina sul computer ho trovato questa:

baby puma

Io non piangerò, perché (come ricorderete dal manuale della Banshee) di mattina non si piange, se no si rimane spossati tutto il giorno.

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Che poi mica sarà veramente l’ultima, io questo lo so.

Comunque diciamo che ieri sono andata a casa e stavano posando il parquet. Il sollievo di vedere che dopo tre mesi (che a me sono sembrati tre anni) finalmente ci fosse un pavimento diverso dal marmittone fracassato e polveroso cui ero ormai abituata, io non ve lo so dire.

La casa è bella e strana (trattandosi di casa mia, come dubitarne?) , sarete tutti invitati a gruppi di 6-7 o meno, rigorosamente calzinati -di certo non vorrete camminare sul mio parquet con quelle orribili pedule- ma tutto questo a settembre perché nei prossimi mesi non intendo fare un bel niente, sistemerò un bicchiere al giorno, continuando a stare qui a casa nevosa. Il primo che mi porta oggetti in regalo verrà scaraventato giù dalla finestra perché se c’è una cosa che non voglio è tornare all’accumulo.  Sono ammesse solo piante da appartamento, regali alimentari molto salutisti, o calorose strette di mano. Mi basta anche che non vomitiate sul parquet vedendo il verde cavolfiore delle pareti della cucina.

Insomma c’è voluto un lustro, è costata come la reggia di caserta, mi hanno fatto arrabbiare un paio di volte… ma ora vedo la luce. Speriamo non sia la luce dell’aldilà, per quanto sono stanca sarebbe anche possibile.

verde cavolfiore

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Cara amica che stai entrando ora a casa nuova dopo mille peripezie, adesso ti racconto com’è cambiata la mia situazione in due settimane. Pregasi visualizzare le opzioni con ironia e sforzo immaginativo.

Allora il progetto era:

A fine mese finiscono i lavori, io rimango da sola con cane e gatte a vivere qui a casa dell’amica -che si trasferisce per qualche mese causa lavoro e torna a settembre-,  nel frattempo lascio le mie cose nel box, faccio spuzzare casa,  e ci vado  solo per fare il bagno nella vasca e la ginnastica sul magnifico parquet, e intanto magari riprovo pure a venderla. In fondo più sto qui e più capisco che un piccolo giardino non è una fissazione ma una necessità per me.

Ad oggi :

L’amica non si trasferisce più. Una delle gatte muore. A fine mese devo liberare il box, quindi non posso mettere il parquet bellissimo (che richiede troppo tempo) ma anzi devo chiedere agli operai se mi finiscono una stanza il prima possibile, per riportarci le mie cose. Amministratore e suo leccapiedi mi stanno facendo impazzire dai nervi per delle cose che potevano essere semplicissime. La vendita di casa slitta come priorità e tempi. Si aggiungono terapie, cosa ottima ma di difficile gestione, specie calcolando che dormo male.

Attenuanti:

  • l’incubo che ho fatto stanotte era su  errori degli operai, quindi mi aspettavo che sarebbe uscito qualcosa su quel fronte
  • le beghe con il condominio -se vanno molto male- comportano “solo” il pagamento di spese che non mi competono (seccante ma non minaccioso per la salute insomma)
  • sono supportata da una allegra vita sociale,  la convivenza con l’amica è divertente, e ogni tanto mi prestano una bella casona come asilo politico
  • ho rifatto i muffin, e li mangio in giardino, dove fioriscono le mie piante che non hanno mai fiorito perché erano al chiuso

…e basta, perché c’è un limite anche all’ottimismo, e riconosco una giornata di merda quando ne ho una.

 

pandown

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Per l’esattezza, una tigre stanca con la bronchite,  e una micia galeotta.

Il fatto è che Lady Livingstone da quando siamo in questa casa è diventata un avanzo di galera: ha abbandonato quell’aria pasciuta e viziata da gatto-di-casa, e ha cominciato a presentarsi con le zampe luride di grasso dei motori, con le croste sul mento per le zuffe territoriali con un gattone che è il doppio di lei, e con l’andatura asciutta derivante da un notevole dimagrimento.

Ho pensato, non potendola tatuare, di farle una medaglietta con l’àncora e la lisca di traverso.

Rimane nel contempo una pomiciona rompipalle che sta sempre in braccio a fare le fusa, e ora il suo miagolio pungente è diventato una stilettata nelle orecchie.  Insomma deve aver capito che in questa casa o ti scafi e ti prendi quello che vuoi, o fai una brutta fine.

Come poi di fatto è capitato a Bonny, se vogliamo.

Penserete che io sia dissacrante, o poco affezionata.

No, la realtà è che sono già alla fase della rabbia. Era una gatta meravigliosa, la rivoglio qui,  e vorrei sapere che cosa ci faceva laggiù, stupida bestia.

Come vedete l’ho presa bene, sto già elaborando.

Vi devo ricordare le fasi del lutto? Negazione-rabbia-patteggiamento-depressione-accettazione. Le scrivo perché son come i settenani, ce se ne scorda sempre una.

Sono consequenziali, ma non necessariamente si escludono a vicenda, quindi se state passando un lutto (valgono i morti ma anche le rotture di relazione, gli screzi con gli amici, e la fine della cioccolata) e sentite di essere incazzati e depressi in parti uguali, siete comunque nell’elaborazione. 

So che non sembra, ma è una buona notizia: almeno sapete di avere un problema. Io per esempio sto affrontando almeno tre lutti insieme (senza contare la fine della cioccolata diciamo),  in fasi diversissime tra loro, cosa molto difficile e infatti conto di prendere il brevetto entro l’anno.

la-tigre-e-il-gatto-2

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congedi

…tutto bene. Nuovi pazienti, altri che finiscono, nuovi viaggetti da progettare, nuovi risvolti delle varie combinazioni umane che si presentano…

Però la mia Bonny non l’ho ritrovata, e se ancora non la piango è solo perché non mi sono rassegnata al congedo. Si, lo so che un gatto che va a zonzo come gli pare rischia sempre: le macchine, il furto, i litigi con altri gatti, gli umani. Infatti quando ho deciso di farla uscire e rispettare la sua vita di gatto addomesticato solo a metà, l’ho messo in conto. Non farei in altro modo, penso che sia giusto così: la piena espressione della sua gattitudine. Ma la mia coerenza non ha nulla a che vedere con i suoi occhioni intelligenti, che mi mancano tantissimo.

C’è sicuramente una sinchronicity anche per questo, ma il significato attualmente mi sfugge, e la tristezza resta lì, appollaiata sull’anima, come Bonny sulla sedia di paglia vicino al letto.

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