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Archive for the ‘diario corporeo’ Category

L’altroieri sono andata alla presentazione di un libro al centro, e mi sono fatta uno struggente giretto di Roma al tramonto prima, e una serata piuttosto surreale ma piacevole dopo.

Ieri sera a cena a Fiumicino un amico una cena di pesce e un lungomare spumoso hanno creato uno spettacolo di sensi.

Stamattina sono stata al primo interessantissimo incontro di orticultura nella magnifica ex-cartiera latina, poi un giretto al vivaio, poi alla visita guidata a Big City Life, ovvero il progetto di streetart in un comprensorio di Tor Marancia, illustrato da un ragazzo del quartiere che ci ha incantati raccontandoci, nomi e dialetto alla mano, il significato e la storia di questi quadri giganti.

Decisamente sono felice di aver optato per essere più fruitrice che organizzatrice.

immagine-copertina_Big-City-Life_Tor-Marancia-Roma

 

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E così, dopo il funerale del papà di un amico, e prima dell’ incontro con una cara amica, mi è scoppiata in faccia la cucina.
Proprio esplosa.
E’ stato il forno, per l’esattezza.
Sportelli divelti, rinculo dell’esplosione, certezza della morte, spavento attonito. La micia… dov’è la micia? Ah eccola, incolume anche lei.

Vi è mai scoppiato in faccia un forno? Beh, se avete nemici, augurategli questo. E’ la certezza della fine.
Anche l’ultimo bruscolo  (probabilmente briciole di ferro dei fuochi, zompati in aria durante il botto che ha divelto un’anta della cucina, alzato l’affettatrice, scoppiato un piatto e sradicato la cucina dal muro) se ne è andato dagli occhi, e sono qui a raccontare stralunata e illesa, dell’incidente stupido che avrebbe potuto tranquillamente allontanarmi da tutti per -tipo- sempre.
Domani sarà il primo giorno di un’altra vita, una vita rubata al caso.
Non avrei voluto raccontarvelo, perché alcuni tra voi avranno una rabbia e una preoccupazione retroattiva che andranno a sommarsi alle decisioni da prendere a seguito di tutto ciò, e io davvero non ho bisogno  di rabbia e preoccupazione altrui, mi bastano i minuti rannicchiata con la gatta in  braccio, a sperare che nient’altro scoppiasse.
Lo scrivo perché è da ricordare, e perché domani sarà il primo giorno. Io ora non lo so, grazie all’amica che mi ha distratta abbastanza da rimettermi al mondo, ma domani lo saprò.

E’ il primo giorno di un tempo che avrei potuto non avere. Se sarà tutto uguale, ma un pochino diverso, sarà per questo.

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Normalità.

Avete presente quell’età fastidiosa in cui i bambini ti sfiatano di domande? Magari al cinema? “e quello chi è? Perché ha fatto questo? Dove stanno andando? Perché il cattivo vuole ucciderli?  E dove vanno adessECCHENESO IL FILM E’ INIZIATO DA 5 MINUTI  SE ASPETTI LO VEDI DA SOLOOOO

Ecco. Il mio cervello fa così. Di continuo.

“Ora tu vai al mare ma volevi veramente andare al mare? Questo libro che leggi ti sta piacendo? Pensi di essere felice ma sei proprio convinta, ah nooo ecco lo sapevo hai questo dubbio, eh?! Beh se hai dubbi allora non volevi veramente farlo non bisognerebbe fare nulla se non si è convinti sarebbe meglio lasciar perdere, certo se poi lasci perdere magari te ne penti, e gli anni migliori della tua vita se ne vanno in domande e incertezze vedi che poi alla fine non combini mai nieAOHHHH MA T’AZZITTI UN ATTIMO?? CHE STO CERCANDO DI LEGGERE.

E’ così da sempre, e io pensavo fosse normale avere un bambino di 4 anni in testa che rompe i cocomeri ininterrottamente, e mette il veto sulle cose da fare. Ed ero certa che rispondergli (internamente) in malo modo, e sfinirsi di fatica per tenerlo buono, fosse problema talmente comune che neanche mi era mai venuto l’impulso di cercare conferma altrui. Poi la dottora del cervello mi ha detto “No, veramente la gente non sta ogni  minuto a chiedersi se una cosa va bene o no. La maggioranza se lo chiede una volta ogni tanto, e  però c’è anche chi non se lo chiede mai.”

Io l’ho guardata così: O_O

Non pensavo. Che si potesse evitare, intendo.

Allora ho iniziato a chiedere agli amici, e quelli mi hanno guardata così: O_O e mi hanno detto “ Ma come fai?” , tranne uno che mi ha detto “E’ confabulazione”( e io adesso quell’amico non lo vedo più, quindi se pensate che sia confabulazione e volete che ci frequentiamo ancora, fatevi due conti)

Così adesso ho messo a punto dei sistemi per cambiare questo aspetto della mia vita interiore. Sostanzialmente appena mi accorgo che il bambino attacca a sfinirmi, gli dico che ne parliamo tra due settimane (ricordate allungatempo?),  gli do un giochino metaforico o un dolcetto mentale, e io mi metto a fare qualcos’altro.

Ad esempio parlare col gatto, che è MOLTO più sano. 

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comprensioni

Anni fa scrivevo questo:

https://tigrebisbetica.wordpress.com/2008/12/14/lacrime-di-coccobrilla/

Oggi, a 36 anni, la mattina del 19 agosto dopo una sera di bagordi e con tutti i sintomi descritti uguali uguali, posso dire di aver finalmente capito.

I veri postumi da combattere non sono la tachicardia, la faccia lessa, e i polmoni ammutinati.

Da combattere ci sono solo i sensi di colpa, e i buoni propositi.

Non mi avrete, approfittatori. Non vi concederò la ragionevolezza del mattino. Non vi lusingherò con un pentimento di scarsa credibilità.

Stavolta ve ne state qui, con i pipistrelli, mentre io me ne vado al lavoro adulta devastata e consenziente.

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nuova tag

Da molto tempo sapete che sono fissata con il corpo. Non a livello estetico, come testimoniano i miei pelazzi biondi ma puntualmente  e colpevolmente visibili, bensì dal punto di vista delle esperienze sensoriali.

E’ una ricerca, e non a caso nel momento in cui scoprivo nuove sensazioni -alcune paradisiache- mi è arrivato in regalo un libro segnapasso, il libro che avrei sempre voluto scrivere:

pennac

Ho detto che avrei sempre voluto scriverlo, ma la realtà è che avevo anche iniziato. Da qualche parte nel computer c’è una storia dei miei sensi, e prima o poi la vedrete pubblicata. No, non credo da feltrinelli.

Tutto questo per dire che stamattina sono stata 5 ore ad osservare il mio movimento (e nient’altro!) ad un incontro di 5 ore (volate!) di Feldenkrais e ChiQong. Un giorno vi spiego pure cosa sono, per adesso fatevele passare come tecniche di consapevolezza corporea e andate a dormire contenti così.

Passare delle ore ad ascoltare l’impronta del nostro corpo nel mondo (per terra, nell’aria) e le sue tensioni più o meno utili è come entrare ad occhi bendati in una stanza MOLTO conosciuta: fate la prova. Sai che quella data cosa è lì, ma per la prima volta la tocchi sentendone i contorni, la consistenza, la temperatura, la dimensione. Anche con le persone è così: provate a fare un discorso ( o il sesso, o una cena) bendati. Uno è costretto a conoscersi in un altro modo. Con il corpo è così, lo abitiamo ma viverlo è proprio diverso.

Ho scoperto tante cose che sapevo -la tensione dell’ileopsoas, la dittatura del ginocchio balengo, il respiro corto, il mal di schiena perenne- ma anche tantissime inedite, per esempio che il ginocchio balengo è un fedelissimo indicatore di disagio. Quando mi fa male non è tanto il tipo di sforzo (sì, anche, ma voglio dire oggi ho perfino saltato!) a provocare le fitte ma soprattutto il disagio. Vuol dire che quella situazione non mi piace particolarmente, e lui mi fa da segnale.

Oppure che la mia aggressività motoria mi fa così paura da mettermi voglia di piangere SUBITO non appena ci devo fare i conti (ed ecco spiegato perché sono così attratta dalle arti marziali ma non ne ho mai praticate, anzi utlimamente quando ho provato anche qualcosa di semplice il ginocchio mi ha fatto così male da piegarsi da solo).

Sono molto curiosa di vedere questa roba da un altro punto di vista, come dico sempre ai miei pazienti: “il corpo mette le cose dove possiamo gestirle”, ogni volta possiamo affrontare la parte visibile (nel mio caso: evitare le situazioni in cui il ginocchio farà male), oppure quella invisibile (e trovare cos’è che dà disagio al ginocchio, o alla spalla, alla vista, al respiro ecc.)

Io penso che non ci sia un modo più giusto dell’altro. Se il corpo l’ha messo lì, magari basta tenerne conto, mica si deve per forza affrontare il perché e il percome ed entrare in analisi ad ogni unghia incarnita. Anzi, la parte cervellotica secondo me ha avuto pure troppa attenzione, da Freud in qua, forse è ora di dar retta alla saggezza cellulare, che di sicuro è antecedente e vanta una gloriosa tradizione di risoluzioni pacifiche.

Vi farò sapere come evolve la ricerca, nel frattempo se vi capita un seminario di feldenkrais io suggerisco: andare!!

flex

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