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Archive for the ‘cose da ricordare’ Category

Per i prossimi giorni, che come vi sarete accorte sono intensi e brillanti come si conviene alle correnti di primavera, prevedo che tutte noi sirene saremo impegnate in un complesso numero di giocoleria.

Teniamo sempre presenti i punti fondamentali:

  • Incastrare gli impegni di tutti deve sempre tener conto, in primo luogo, della conservazione della nostra parte. Una sirena scontenta non è utile a nessuno.
  • Ogni tanto, scivolare segretamente in un turpiloquio da Troll è utile: troppa eleganza rende distanti.
  • L’orgoglio per un lavoro ben fatto è importante tanto quanto la voglia di migliorarsi, l’ambizione senza soddisfazione è solo ansia.
  • Teniamoci uno spazietto per fare gli occhi dolci a qualcuno: il canto delle sirene è proverbiale, ma senza desiderio è difficile cantare.
  • …e soprattutto, mai dico mai venire meno alla regola fondamentale: solidarietà tra creature fantastiche! L’ostilità ha senso solo tra immortali.

 

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E dopo le upupe a primavera, stasera una civetta sul pino davanti a casa. La gattina cui cerco di spigare che non può camminare sulla tastiera.

Considerazioni sulla malizia, sulla profondità dei momenti intimi con sconosciuti, su che tipo di relazioni vorrei, sul libro che ho iniziato (Zero zero zero di Saviano: ovvero come la coca disegna il mondo), su come nessuno è giudicabile nei trip che decide di seguire (quando ha la fortuna di poter scegliere), sulla trama che regge le vite.

Odori familiari o ritrovati, storie che possono cambiare la tua storia.

 

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Domenica sono venute a trovarmi le mie ziette acquisite, ovvero le storiche amiche di mamma. Una c’era mentre nascevo, l’altra l’ha accompagnata a veder la casa di cui si era innamorata. Quella Casacarnaro che io poi ho venduto per prendere questa.

C’era anche la mia mamma, tutte e tre con rispettivi mariti, che sono stati gentili e divertenti ma hanno fatto sfondo, diciamolo.

Abbiamo parlato, tutte insieme e a tu per tu, mi hanno consigliato l’abbigliamento per un matrimonio, hanno opportunamente lodato la casa, le ho portate al Wave Market che era stato allestito nel mio vivaio (meraviglia!) dove abbiamo acquistato tutti insieme la splendida stampa della sirena e del marinaio al chiaro di luna, che ora intenerisce i miei rientri.

E poi Martedì è venuta l’amica Q con Mina, la pupa tonda e buonissima di cui sono io la zietta acquisita… abbiamo fatto il primo pranzo all’aperto di questa casa, abbiamo parlato come se vivessimo ancora a due passi, abbiamo progettato modifiche nell’arredo, e ho visto in un attimo tutti i piani temporali fondersi l’uno con l’altro: nuove e vecchie pupe, ziette che nascono e i cui figli si sposano e che erano i bimbi delle settimane estive e che un domani ecc.

Ho sbagliato: non un cerchio, ma le onde.

Onde di tempo una sull’altra.

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L’altroieri sono andata alla presentazione di un libro al centro, e mi sono fatta uno struggente giretto di Roma al tramonto prima, e una serata piuttosto surreale ma piacevole dopo.

Ieri sera a cena a Fiumicino un amico una cena di pesce e un lungomare spumoso hanno creato uno spettacolo di sensi.

Stamattina sono stata al primo interessantissimo incontro di orticultura nella magnifica ex-cartiera latina, poi un giretto al vivaio, poi alla visita guidata a Big City Life, ovvero il progetto di streetart in un comprensorio di Tor Marancia, illustrato da un ragazzo del quartiere che ci ha incantati raccontandoci, nomi e dialetto alla mano, il significato e la storia di questi quadri giganti.

Decisamente sono felice di aver optato per essere più fruitrice che organizzatrice.

immagine-copertina_Big-City-Life_Tor-Marancia-Roma

 

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Ieri ho deciso che avevo finito. Non ho finito veramente, ma a un certo punto bisogna fermarsi, altrimenti ci sarà sempre un’altra mano di rasante da dare, un angolo da stuccare, una ritoccata di pittura sugli aloni. Ho dato una pulita generale (continuerò a togliere polvere e macchie di pittura per tutto il 2016 suppongo) e tolto lo scotch carta.

Togliere lo scotch carta è il gesto che decreta la fine dei lavori: da quel momento in poi sono rifiniture. E’ come spacchettare un regalo, come togliere il cellophane da un imballo, come tagliare l’etichetta dei vestiti.

Il camino tira benissimo, il che significa che consumerà una quantità spropositata di legna… prevedo anni a trafugare rami caduti in qualunque boschetto disponibile. Ma quando lo vedo, il culo che mi sto facendo acquista significato, per cui bene così.

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In compenso, so che il primo anno (facciamo dieci) in una casa sconosciuta è costellato di scoperte, piacevoli e soprattutto spiacevoli. Per esempio da me la portafinestra sarà da sostituire, i termosifoni del salotto perdono (ora ci sono due graziose tazze sotto alle estremità), le serrande sono sbilenche, la porta fa spifferi… Insomma la lista “cose da aggiustare” è bella cicciosa, ma siccome ho finito le monete farò una cosina per volta.

Direte ma allora che lavori hai fatto fare. Imbiancata parziale, trasporto e montaggio del camino, demolizione del casottino, sostituzione di una finestra, e cordolo del vespaio in giardino (creava infiltrazione).

A voi non interessa, ma io me lo scrivo perché quando sarò arrampicata sulla scala a sostituire la serranda con il tutorial aperto e le madonne volanti, sarà utile avere sottocchio il percorso fatto.

Oggi inizio a traslocare, e conto di finire perché di vivere di nuovo in due case (come anni fa) non presenterebbe i vantaggi che aveva all’epoca.

Senza contare che martedì io faccio l’albero, e devo avere le mie cosine sotto mano,  nei giorni seguenti vorrei confezionare i regalini che ho in mente, e ho la smania di giocare in giardino (ora è devastato). Insomma ho fretta di avere tutto là.

albero+di+natale

Inoltre per capodanno arriva un’ospite il cui buon gusto mi mette in soggezione:  la casa sta già assumendo quell’aria pratica e spartana che mi caratterizza, pertanto è piuttosto lontana dal concetto di comfort ed eleganza che invece caratterizza l’ospite in questione…

Vuol dire che la porterò spesso al mare, così che la vista dell’orizzonte sopperisca all’austerità dell’alloggio.

Vado a traslocare, vi avverto quando finisco eh.

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Oggi ho fatto il cambio di residenza (Clarita colpisce ancora), pertanto dalle 11 di questa mattina sono ufficialmente ostiense.

Paradossalmente, ho esultato dentro di me come non avevo fatto né al rogito, né sul tavolo di trattativa con operai architetto e volenterosi (troppo, forse) vicini.

Allora mi è venuta in mente la richiesta interminabile di cittadinanza del protagonista di “La Citta della Gioia”, che è un pretino missionario fissato col voler diventare indiano come i residenti della favela in cui sceglie di fare servizio. Quando ho letto il libro mi pareva questione di poco conto rispetto alle varie peripezie che gli toccano in sorte, invece alla fine ho capito che aveva il suo perché: la burocrazia, specie quando è macchinosa come quella di Roma o di Calcutta, sancisce.

Per festeggiare, ho impugnato le mie nuove splendide cesoie (autoregalo anticipato di tesi) e ho ingaggiato battaglia con il glicine spettinato del giardino. Così ho scoperto:

  1. Che il mio glicine è secco, l’esuberanza proviene in effetti da 3 piante allegrotte esterne alla recinzione. Significa che la mia aiuola aspetta altre verdure prossime venture, che sceglierò con maniacale perizia ed entusiastica incoscienza.
  2. Che la yucca non è così tremenda da tirar giù con la seghetta a mano… difficile sarà scalzarne il troncone, e smaltire il tutto. Fortuna che conosco dei giardinieri.
  3. Che la palma ha radici troppo estese per offrirle una chance di espianto: giù, segata pure lei! Io le odio, le palme.
  4. Che ho comprato una casetta davvero graziosa, la quale mi richiederà pomeriggi interi di PuffPant (come nei fumetti di Paperino) per ottenere una vaga somiglianza con quello che ho in testa*.
  5. Che Gradi Plato c’è anche a Ostia, e Giovedì arrivano le Shlenkerla. Sabato vado a prendere il camino. Fate voi.

*che è tipo questo:

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PRESA

Stamattina, visto che c’ero, ho comprato una bella casetta.

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