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Archive for the ‘bioboiate’ Category

Forse non tutti sanno che…

…nella pagina di amministrazione di un blog ci sono anche le statistiche: quante volte il sito è stato visitato, da che Paese provengono i click, e quali sono le chiavi di ricerca utilizzate.

Molti di quelli che hanno tenuto un blog prima o poi si sono scontrati con la ineluttabile tentazione di scrivere un post riguardo alle chiavi di ricerca, perché ce ne sono alcune che uno dice proprio “ma possibile che la gente cerca queste cose?? E soprattutto, possibile che con queste cose sia arrivata a me? Ma allora cosa ho scritto!?”

E lì parte un trip socio-intimista che non vi sto a dire.

Oggi qualcuno è approdato ad un mio post (QUALE???) cercando “Quando mi metto gli stivali col tacco mi puzzano i piedi”

(Carissima/o. Io non vorrei empatizzare con il tuo problema, ma una domanda mi sorge: ti capita anche con gli stivali senza tacco? Forse indossi dei collant che con altri stivali non adoperi? Perché quelli sono tremendi sai.)

Così ho deciso di cedere anch’io alla tentazione, e adesso vi dirò alcune delle chiavi più belle o più criptiche che hanno allietato il mio pannello di amministrazione

  • Ci sono tantissimi, ma tantissimi, che cercano le varianti di “dormire con un amico senza farci niente”. Si va dal generico “dormire con lei” o “dormire con un uomo” ai tenerissimi “ho dormito con una ragazza senza far nulla” e “guardarlo mentre dorme”. (Potete anche non farci nulla, ma se poi la mattina dopo passate due ore in internet a cercare di capire il perché, secondo me a quel punto tanto valeva andarci a letto, mò ve l’ho detto.)
  • Non ci si crede quanta gente cerca di capire cos’è un Butsudan. (E’ inutile che veniate qui. E’ vero, l’ho scritto in un post, ma non lo so cos’è.) Invece quello che ha scritto “fare soldi con butsudan” secondo me aveva in mente un’altra cosa.

Queste sono le due chiavi più frequenti e uniformi, le altre possono essere raggruppate secondo la  tipologia di coloro che cercano.

I biocuriosi:

  • Ci sono vagonate di ecofissati che cercano cose tipo: “Arredare con le cassette della frutta” “tunnel di cose riciclate” “arredo urbano green” “costruire un orto in balcone” “bottiglie schiacciate tegole” ecc ecc. (Amici. Sono qui. Sappiate che un giorno con tutte queste cassette della frutta riciclate conquisteremo il mondo.)
  • “kamut soffiato valori nutrizionali” ( Carissima -me lo sento, che sei una donna-  il kamut soffiato è polistirolo espanso, non trovi i valori nutrizionali perché non ne ha.)
  • “zucchine ammaccate” “pappa di zucca” “riso basmati succo arancia” “pane azimo di kamut e tiroide” “il ragu nella pentola a pressione sa di bruciato” (Allora, io le ricette fallimentari le scrivo perché sono una pippa a cucinare, voi però non è che ve le dovete andare a cercare apposta.)
  • “Casette per papere” (oddio deliziose, se le trovi giramele)

Gli estetici:

  • “che rughe vengono se piangi tanto?” (quelle della tristezza: quindi tu non piangere dai)
  • “Perché vengono le rughe in mezzo alle tette? ” (guarda, non lo so, capirei ad averle grosse ma nel mio caso è pura cattiveria)
  • “pornostar con ragnatela tatuata nel gomito” (io ti immagino, te, a guardare il tatuaggio tutto il tempo.)

 

I confusi:

  • “mobili buddisti” (…)
  • “manifesti fotografici contro violenza anziani” (in effetti che immagini mettere?)
  • “body painting estremo” (se è MOLTO estremo, è un tatuaggio credo)
  • “Buddha gatto” (anch’io l’ho sempre pensato)
  • “come si vestivano le ta dopo il 44 d.c.” (cosa sono le ta??)
  • “è giusto sentirsi in colpa se spendo dal parrucchiere” (dipende quanto spendi, ogni quanto, e se sei calvo)
  • “bomboniere tecnologiche” (santo cielo adesso i nerd si sposano con le bomboniere a tema)
  • “effemeridi efelidi” (ehehe anche a me l’accostamento fa tanto ridere: stelle e lentiggini non è adorabile?)
  • “anatomia dell’inguine femminile” (in anatomia l’inguine è uguale per lui e per lei, non te lo volevo dì…la differenza è nel mezzo, devi smettere di fare il delicato e cercare ‘figa’)
  • “è bello dormire con una ragazza?” (se non calcia e non russa, si)
  • “cosa e una tricheca” (un tricheco femmina, a senso)
  • “kama sotro india” (doppia ricerca: qualcuno che ti dica cos’è, e qualcuno che ti dica come si scrive)
  • “dove trovare le cassette della frutta” (al mercato?)
  • “dormire con un amico di 13 anni” (mi sembra un po’ giovane)
  • “esercizi statistica calzini spaiati” (ecco dove vanno a finire i soldi della ricerca)

 

Gli aforistici

  • “Del senno di poi son piene le fosse”
  • “guai di un bambino grassottello” (glieli cerchiamo pure, i guai?)

 

I didascalici:

  • “Stronza” (la cerchi su google?)
  • “cazzate da fare” (oggi manca l’ispirazione)
  • “ho fatto troppe figure di merda” (succede)
  • “cose che non si sopportano nella vita” (inutile cercarle, credo ognuno abbia le sue)
  • “figure di merda tante” (ti capisco)

 

Quelli di youporn:

  • “you p“ (dai che ce la fai a scriverlo per intero)
  • “Youporn fumetto giapponese” (mi pare si dica Hentai)
  • “come ti chiede di pagare youporn”
  • “foto di piedi per piedofili”
  • “piedofili” (14 persone). (Allora. Non si dice piedofili, è un termine che ho inventato partendo da pedofilo -che è quello malato per i bambini- e il termine piedi -che sono quelli che avete all’estremità inferiore-. Si dice feticista dei piedi e se non lo cercate così non troverete niente, a parte dei filologi burloni, me, e altri ignoranti.)
  • “youporn senza voglia” (va beh se non ti va guardati che so, un documentario)
  • “cerco porno mi” (chissà cosa voleva scrivere prima che entrasse la mamma in camera)
  • “perché si chiama youporn?” (per suggerire delicate metafore?)
  • “youporn cattivissimo” (cioè??)
  • “troia di mezza età” (ehi, come sei arrivato sul mio blog???)
  • “priscilla troia” (non è che devi cercare tutto quello che leggi sulle pareti di scuola)
  • “vedere youporno anonimo” (devi selezionare ‘navigazione in incognito’)
  • “youporno femily” (mio dio non voglio sapere…)
  • “youporn 2009” (è vintage?)
  • “filosofia maiala” (sono certa che ne troverai una)
  • “come si chiamano i porno divano” (eh?)
  • “perché quando scrivo you su internet compare youporn?” (chi altro lo usa quel computer?)
  • “youjiz alle signore che piace il cazzo” (si è capito nonostante gli errori di grammatica)

E il meraviglioso… “esiste veramente youporn” (sì)

 

I preoccupati:

  • “come fanno i pipistrelli a digerire se dormono a testa in giù” (un bel problema, senz’altro. Lo girerò a chi di dovere)
  • “iperproteinemia” (sei cascato nella trappola Dukan?)
  • “se tolgo il tramezzo” (se è veramente un tramezzo stai tranquillo, se è portante invece attento alla testa)
  • “galline combattenti” (di rado sono pericolose per gli umani)
  • “circonduzione scrocchia” (circonduzione di cosa? Di un braccio? Del collo? del raccordo anulare? )
  • “cosa sono i vasi canopi” (solo gli amanti di Ratman possono capire perché ho inserito questa chiave tra ‘i preoccupati’)

I pigri

  • “riassunto di ‘la fidanzata di dracula’” (in quel film ci saranno si e no tre battute, che riassunto ti serve?)
  • “fotografie di persone tristi stanche della vita” (alè)
  • “aforismi piegaciglie” (ma chi è che scrive aforismi sui piegaciglie?? E su, essì bbono)

 

Chiuderò  questa edificante rassegna con l’inspiegabile “pomiciona in azione”. Sia chiaro comunque che benedico la categoria delle pomicione, anche se non ho capito cosa cercavi.

 

 

 

 

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Quando dico che sono fissata con l’ambiente ottengo diverse reazioni

Gli scettici autoscusanti:  “si va beh ma se stai attento a tutto non campi più (detto ovviamente buttando per terra sei litri di olio combusto) ”

Gli scettici volenterosi:  “si, io pure differenzio le scatolette del cane. Ah no i quindici flaconi di detersivi no, non sapevo si potesse”

I critici Tutto-o-nulla: “si va beh compri senza imballaggio però poi usi la macchina (vai da ikea, hai la giacca di pelle, consumi le suole delle scarpe eccecc) allora che senso ha?”

I depressi “Tanto la vita è merda”

Gli entusiasti: “ Davvero?? Fico”

I Moltopiùfissati: “io sono vegano crudista e sto ricoprendo la mia casa di muffa, che è un ottimo isolante”

I compartimentisti : “Io mangio bio, ma mi sposto col DC9 di famiglia. A quello non posso rinunciare. No, non differenzio. Ma la discarica non la voglio sottocasa. E neanche dove vado al mare. Che c’entra?”

Gli esterofili: “Ah si? Staresti bene in Norvezia, lo sai che il sindaco di Oesterbruntzen è diventato un risciò per dare il buon esempio?”

E soprattutto la grandissima schiera degli sticazzisti “Non è un problema mio. Ma per carità, tu fai quello che vuoi. Rispetto tutte le posizioni, specie il 69. Ah non parlavi di quello?”

Come vedete, nessuno si focalizza sui problemi umani e sulle tragedie intrinseche della condizione di essere un EcoFissato (EF).

 Ora ve le dico, perché è ora di dire finisciamola con l’innioranza.

1)      ESSERE UN PO’ STRANI.

Siccome essere ecofissati comprende curiosità, sensibilità e senso civico, cose che non vanno più di moda e che comunque hanno un range piuttosto ampio di gradazioni, gli EF sono tutti un po’ strani. Quando dici che ti fai il sapone in casa (preferibilmente con oli di cucina, che sono una delle cose più inquinanti che una casa può produrre) ottieni sguardi di vario tipo, nessuno lusighiero. Uno di questi sguardi con sopracciglio alzato te lo restituisce lo specchio. Per dire.

2)      ESSERE IN IMBARAZZO NEL FARE LA SPESA

Voi credete che sia facile fare la spesa? No. Quando siete EF, davanti ad ogni prodotto vi fate delle domande: mi serve (ennesima tazza)? Potrei farlo io (prodotto pronto)? Quanto rifiuto produce (lettiera del gatto)? L’imballaggio è troppo rispetto al prodotto (verdure in polistirolo)? Ha fatto sedicimilachilometri per arrivare qui (zenzero fresco cinese)? Farà schifo (polpetta di soia)? E’ stato prodotto in modi disgustosi (olio d’oliva di stranopaese)? Sarà vissuto e morto male (pollo, gambero e bestie in genere)? Mi farà venire la cacarella (formaggio prodotto con latte modificato)? E così via. Tra parentesi vi ho messo degli esempi a caso, ma vi assicuro che ogni prodotto ha la sua domanda stronza, la quale produrrà uno di questi tre effetti:  entrate con una lista lunga un chilometro, e uscite con due cazzate (ma molto coerenti) che quando tornate a casa il frigo piange per lo sconforto; oppure fate la spesa scegliendo il meno peggio, spendete normale ma ci mettete sette ore; oppure comprate in un posto che ha bioboiate (vedere post omonimo) e gli lasciate un pezzo di fegato come pagamento. Un fegato sanissimo, certo.

3)      LITIGARE CON I PARTNER

L’altro magari per quella sera pregusta partita di Rugby alla tv, da vedere insieme, con cena zingara sul divano composta da wurtsel, crauti in scatola , birrozza.  Voi vorreste risparmiarvi l’ingestione di animali, conservanti e lieviti. Potreste ripiegare su due carotine e farvi i cavoli vostri, ma purtroppo soffrirete per le povere bestie sacrificate dalla vostra metà. Il litigio è dietro l’angolo. Io dico di aspettare almeno la fine della partita, oppure optare per una serata divisa (voi uscite con una capra, l’altro vede partita con amici), e un altro giorno inizierete il partner ai piaceri delle polpette di fagioli fatte in casa con salsa di senape e panna acida. Nel mio caso, comunque,  che ancora preferisco la gola alla coerenza, insisto a quel punto per prendere wurstel artigianali tedeschi, crauti spadellati con cipolla, e birra artigianale affumicata. Se me devo affogà, m’affogo ar mare. Una volta ogni tanto però.

4)      LITIGARE CON GLI AMICI

Siccome in genere chi fa una scelta ecologica si sobbarca una serie di paranoie perché crede che siano utili e urgenti per l’umanità, potremmo dire che essere EF è una scelta politica (in senso aristotelico di “amministrazione della società”). Grandi quesiti politici creano grandi discussioni. E’ una bella cosa, trovo consolante che la gente sia ancora capace di accalorarsi insieme per dei concetti, invece di limitarsi a postare qui e là grandi verità autoreferenziali (cosa che comunque non critico, sia chiaro). Il fatto è che in Italia non esiste una vera politica verde, neanche come concetto vago, quindi chi parla di riciclaggio come se parlasse di pena di morte viene ancora perculato, o comunque preso come esagerato. A nessuno piace che la propria posizione venga sminuita, specie di default, di qui il numero 4. Diciamo che il numero 4 dipende un po’ dal numero 1.

5)      NON SI FINISCE MAI

Se inizi a farti domande, non smetti più . Un perché ne chiama altri 100, come sanno bene quelli che hanno bambini di sei anni . Inizi riciclando i giornali e ti ritrovi a passare la domenica impastando pagnotte. Vedi “la storia delle cose” (cartone animato di 15 minuti, godibilissimo e letale per chi è predisposto) e cominci a farti dei trip da Cassandra moderna appena entri in un negozio.  Guardi i cassonetti con pudore interessato, sapendo che quel pezzo di legno gettato con noncuranza è di abete stagionato, e lo immagini già trasformato in oggetto di design dalle tue abili mani artigiane,  anche se non sai fare neanche la barchetta con gli origami. Dal pensare “che spreco” vedendo una cassetta di plastica abbandonata, all’andare al lavoro su una bici fatta di lattine schiacciate in casa e assemblate a martellate, è un attimo.

 

Come vedete l’elenco delle sventure è lungo, si tratta di un vero problema sociale di una minoranza, e davvero vorrei essere più esauriente. Ma siccome domattina devo svegliarmi presto per fare la pasta lievita, continuerò un altro giorno.

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macrobiozia

Sotto casa mia c’è un negozio di questi eco-bio-equi di quelli che hanno le maschere d’argilla biologica, il monopattino a scuregge, la tinta per capelli no ogm, la ceramica colorata con estratto indelebile di cipolla, le zucchine ammaccate del contadino vero, il riso con già le farfalline (pensa che comodità), i biscotti di zenzero macinato sui sassi lituani, le mele con l’Autentico Verme Felice,(Ovvio che le paghi di più, sono più saporite! Come fai a saperlo? Chiedi al verme no?), la carne di Mucca Morta da Sola (non è stata uccisa).

Ogni tanto vado a prendere tipo i legumi, o le tisane, spinta da un atavico afflato ecocompatibile, o più probabilmente da un moderno senso di colpa anticonsumistico (Poi per riprendermi devo farmi almeno una mezz’ora da ikea*) e naturalmente spendo quanto una famiglia somala in una mese. Infatti poi non ci torno per due mesi, e ripareggio i conti. E così via.

E’ che nel mio profondo io credo ad ogni minimo principio ispiratore di questi posti: dal vegetarianesimo al fatto che son prodotti più bravi e più buoni e che il mondo sta andando a scatafascio e salviamolo e così via. Quindi su di me fanno presa tutte le scritte più stronze: da “regala l’etica” a “mangia il kamut, e salvi i mammuth” anche se lo so che sono già estinti.. (porca puttana non fai in tempo ad evolverti che quelli Puff si estinguono come mosche, ci avete fatto caso?)..

E’ solo che questi posti sono frequentati da gente così:

 “Ce l’avete l’echinacea in soluzione idroalcolica?” Ma perchè, che ci devi fare, le inalazioni? Boh.

“Ce l’ha i fermenti lattici biologici per fare lo yogurt?” “non sono i fermenti ad essere biologici, signora, è il latte che ci mette lei.” Ma cristo. Come andare da un batterio e chiedere ‘hai mangiato bene? Sei andato di corpo? fai del movimento? bene allora puoi venire nella mia cesta dei panni sporchi, se no smamma’ Io pensavo che lo yogurt fosse già abbastanza disgustosamente sano senza dover essere biologico.

“Posso avere una fetta di questa zucca diafana? Non ha molto sapore, ma la vellutata di zucca ci viene benissimo” Traduzione: non sa di niente, ma se la frulli e la mischi con tre etti di asiago viene benissimo. (Grazie tante).

“Ha il topinanbur fresco in radici?” “si, CERTO (Certo!) come lo cucina?” “ah non lo cucino, io ormai (ormai!) lo mangio crudo.”ma che sei, un cinghiale?? E l’altra: “anch’io mangio tutto crudo, ma sa…chiedevo..per molti è un sapore particolare..” si sta anche a scusare, capito? Che si è permessa di immaginare una cosa così meschina come cucinare il topinanbur, e di pensare che l’altra potesse abbassarsi a tanto! Ma che minchia è il topinanbur??

E’ ovvio che uno che dovesse per caso trovarsi lì, in dubbio sull’acquisto, comprerebbe quello che gli sembra più economico, o che pensa gli durerà di più, e poi scapperebbe –dico per dire- al ristorante cinese a mangiare due etti di ravioli ripieni di Dissidente Tibetano! Mica perchè io l’abbia mai fatto, ma insomma sarebbe comprensibile. E magari si tratta di persona di sani principi, molto propensa al biologico e di coscienza pulita e smacchiata con pianta saponaria, rigorosamente senza candeggina.

Allora amici ecologici, parliamone. Io sono una possibile adepta, e come me tanti altri, ne sono certa. Però voi dovete capire che l’evangelizzazione biocompatibile non si fa così! Prendete esempio dai cattolici, che ci hanno fregato per decenni e ancora spopolano. O da quell’altro, lì, che si è comprato la pubblicità, i giornali, il governo, i processi e molte case. (Com’era che si chiamava…)

Come hanno fatto? Hanno fatto sì che fosse OVVIO  quello che proponevano loro. Che fosse il meglio, che convenisse a tutti, che non ci fosse altro. Senza arrivare a far fuori i rivali (che comunque se ne può parlare), la ricetta è:

semplice  oppure

economico oppure

suadente.  Possibilmente due su tre.

Se è costoso, deve sembrare il non plus ultra, non una imitazione sfigata di un prodotto della grande distribuzione. Se è complicato, deve essere una sfida per cuochi sopraffini, non la maledizione del topinanbur, che te lo magni crudo per non dover cercare le ricette. E se la confezione sembra fatta con un giornale masticato da un rottweiler, almeno che sia economico e facile da cucinare. Mi spiego?

Avanti, amici ecologici, datevi da fare, convincetemi. Che io poi sono brava a mantenere il punto sa? A diciott’anni ho deciso che non avrei più comprato nike e avrei evitato nestlè, e devo dire che me la cavo ancora benone, anche se non posso garantire per i marchi occulti. La coca cola l’ho eliminata così tanto che adesso neanche mi piace più, quindi vedete? Ho buone referenze. Avanti, su. Ecologizzatemi. Sono pronta.

 

 

 

*e viceversa

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Mi ha scocciato questo approccio radicalchic per cui le cose ecologiche sono belle buone brave ma ahimè costano parecchio eh signora mia che ci vuoi fare per l’ambiente questo ed altro.

E il vernissage, ma coi colori della terra; e la presentazione del  libro ma buffet equo e carta riciclata opaca senza sbiancanti (che tra l’altro non si legge una cippa); e la rassegna di cinema impegnato con visita alla fabbrica di mobili senza nichel. Che poi il resto della casa è fatto di ikea e vecchie credenze laccate anni 50, e i mobili senza nichel si impregnano di  formaldeide come spugne vergini.

Ora basta. Ecologico deve essere anche economico, funzionale e duraturo. Perchè la natura non fa cose a buffo, e non vedo perchè noi dovremmo. Sotto casa mia hanno rimesso il latte in tetrapack (ormai difficile da trovare, avete notato? Solo maledette bottiglie di plastica) e vivaddio costa di meno. E’ giusto!! Meno package, meno soldi. Ora basta compare lo spezzatino di soia a euro 23, perchè a ipercarni uccidono i manzi con il gas cancerogeno. Piuttosto mi compro una mucca,e le dò un morso a settimana, o mangio meno carne.

Perciò ecco le cose che si possono fare x salvare l’ambiente risparmiando e senza sentirsi dei boyscout fuori età. O almeno non troppo. O magari si, ma sticazzi.

Rifiutare le buste. Quelle bustine inutili che non servono neanche alla pattumiera, che si bucano se prendono una folata di ponentino, che fanno tanto paio di scarpe da ginnastica nella borsa della palestra.

Una volta ero al supermercato e quella mi fa: busta? Io: no grazie. Lei: ma è gratis. Io: ma non la voglio. E così via. Ci stavamo per picchiare. Alla fine ho vinto io, e me ne sono andata trionfante con tutte le cose che avevo comprato che mi sbucavano fuori dallo zaino, qualcuna è anche caduta ma lì la vera classe è comportarsi come se tu avessi SEMPRE VOLUTO che cadessero, e la busta ti avrebbe tolto questo gusto…. tipo: ah, voi bustati, che non sapete godervi la vita.

Idem dicasi per le cose impacchettate 6 volte. La vaschetta con dentro due zucchine con sopra il cellophane con intorno la fascetta ecc. poi a casa restano due cucuzzette nude e vecchiette e ti devi fare il giro lungo per andare a riciclare la vaschetta (perchè almeno quello…) Se non avete l’attitudine di andare a raccogliere cicoria a villa ada,  meglio reparto frutta e verdura fai da te (lì la bustina è il meno peggio)

Uno dice ma che palle ste cose.  Rinuciare alla macchina e andare coi mezzi (o con la bici… dio come mi turbano gli ormoni gli uomini in bici…), non usare piatti e posate di plastica (che magari hai fatto il cus cus ci hai messo due ore con ricetta originale, e poi lo servi con i piatti di plastica ma io dico dov’è finita la buona creanza), cucinare invece di prendere piatti pronti… lo sappiamo da una vita. Va bene allora per oggi basta. Ma tornerò. Perchè sono piccole cose  ma se uno non fa manco queste, che parliamo a fare di quelle grandi?

Anche perchè non è neanche sano che uno si fa in quattro x riciclare, andare all’aria aperta, non sprecare le cose e poi si deve sentire un verme perchè ha comprato i 4 salti in padella patate e formaggio (che in effetti si cuociono in tanto tempo quanto ce ne metteresti a farle, ma va beh)…

Invece Niente ansia: salveremo il mondo, ma un pochino per volta, e con stile.

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Quando dico che sono fissata con l’ambiente ottengo diverse reazioni

Gli scettici autoscusanti:  “Si va beh ma se stai attento a tutto non campi più (detto ovviamente buttando per terra sei litri di olio combusto) ”

Gli scettici volenterosi:  “Si, io pure differenzio le scatolette del cane. Ah no i quindici flaconi di detersivi no, non sapevo si potesse”

I critici Tutto-o-nulla: “si va beh compri senza imballaggio però poi usi la macchina (vai da ikea, hai la giacca di pelle, consumi le suole delle scarpe eccecc) allora che senso ha?”

I depressi “Tanto la vita è merda”

Gli entusiasti: “ Davvero?? Fico”

I Moltopiùfissati: “io sono vegano crudista e sto ricoprendo la mia casa di muffa, che è un ottimo isolante”

I compartimentisti : “Io mangio bio, ma mi sposto col DC9 di famiglia. A quello non posso rinunciare. No, non differenzio. Ma la discarica non la voglio sottocasa. E neanche dove vado al mare. Che c’entra?”

Gli esterofili: “Ah si? Staresti bene in Norvezia, lo sai che il sindaco di Oesterbruntzen è diventato un risciò per dare il buon esempio?”

E soprattutto la grandissima schiera degli sticazzisti “Non è un problema mio. Ma per carità, tu fai quello che vuoi. Rispetto tutte le posizioni, specie il 69. Ah non parlavi di quello?”

Come vedete, nessuno si focalizza sui problemi umani e sulle tragedie intrinseche della condizione di essere un EcoFissato (EF).

 Ora ve le dico, perché è ora di dire finisciamola con l’innioranza.

1)      ESSERE UN PO’ STRANI.

Siccome essere ecofissati comprende curiosità, sensibilità e senso civico, cose che non vanno più di moda e che comunque hanno un range piuttosto ampio di gradazioni, gli EF sono tutti un po’ strani. Quando dici che ti fai il sapone in casa (preferibilmente con oli di cucina, che sono una delle cose più inquinanti che una casa può produrre) ottieni sguardi di vario tipo, nessuno lusighiero. Uno di questi sguardi con sopracciglio alzato te lo restituisce lo specchio. Per dire.

2)      ESSERE IN IMBARAZZO NEL FARE LA SPESA

Voi credete che sia facile fare la spesa? No. Quando siete EF, davanti ad ogni prodotto vi fate delle domande: mi serve (ennesima tazza)? Potrei farlo io (prodotto pronto)? Quanto rifiuto produce (lettiera del gatto)? L’imballaggio è troppo rispetto al prodotto (verdure in polistirolo)? Ha fatto sedicimilachilometri per arrivare qui (zenzero fresco cinese)? Farà schifo (polpetta di soia)? E’ stato prodotto in modi disgustosi (olio d’oliva di stranopaese)? Sarà vissuto e morto male (pollo, gambero e bestie in genere)? Mi farà venire la cacarella (formaggio prodotto con latte modificato)? E così via. Tra parentesi vi ho messo degli esempi a caso, ma vi assicuro che ogni prodotto ha la sua domanda stronza, la quale produrrà uno di questi tre effetti:  entrate con una lista lunga un chilometro, e uscite con due cazzate (ma molto coerenti) che quando tornate a casa il frigo piange per lo sconforto; oppure fate la spesa scegliendo il meno peggio, spendete normale ma ci mettete sette ore; oppure comprate in un posto che ha bioboiate (vedere post omonimo) e gli lasciate un pezzo di fegato come pagamento. Un fegato sanissimo, certo.

3)      LITIGARE CON I PARTNER

L’altro magari per quella sera pregusta partita di Rugby alla tv, da vedere insieme, con cena zingara sul divano composta da wurtsel, crauti in scatola , birrozza.  Voi vorreste risparmiarvi l’ingestione di animali, conservanti e lieviti. Potreste ripiegare su due carotine e farvi i cavoli vostri, ma purtroppo soffrirete per le povere bestie sacrificate dalla vostra metà. Il litigio è dietro l’angolo. Io dico di aspettare almeno la fine della partita, oppure optare per una serata divisa (voi uscite con una capra, l’altro vede partita con amici), e un altro giorno inizierete il partner ai piaceri delle polpette di fagioli fatte in casa con salsa di senape e panna acida. Nel mio caso, comunque,  che ancora preferisco la gola alla coerenza, insisto a quel punto per prendere wurstel artigianali tedeschi, crauti spadellati con cipolla, e birra artigianale affumicata. Se me devo affogà, m’affogo ar mare. Una volta ogni tanto però.

4)      LITIGARE CON GLI AMICI

Siccome in genere chi fa una scelta ecologica si sobbarca una serie di paranoie perché crede che siano utili e urgenti per l’umanità, potremmo dire che essere EF è una scelta politica (in senso aristotelico di “amministrazione della società”). Grandi quesiti politici creano grandi discussioni. E’ una bella cosa, trovo consolante che la gente sia ancora capace di accalorarsi insieme per dei concetti, invece di limitarsi a postare qui e là grandi verità autoreferenziali (cosa che comunque non critico, sia chiaro). Il fatto è che in Italia non esiste una vera politica verde, neanche come concetto vago, quindi chi parla di riciclaggio come se parlasse di pena di morte viene ancora perculato, o comunque preso come esagerato. A nessuno piace che la propria posizione venga sminuita, specie di default, di qui il numero 4. Diciamo che il numero 4 dipende un po’ dal numero 1.

5)      NON SI FINISCE MAI

Se inizi a farti domande, non smetti più . Un perché ne chiama altri 100, come sanno bene quelli che hanno bambini di sei anni . Inizi riciclando i giornali e ti ritrovi a passare la domenica impastando pagnotte. Vedi “la storia delle cose” (cartone animato di 15 minuti, godibilissimo e letale per chi è predisposto) e cominci a farti dei trip da Cassandra moderna appena entri in un negozio.  Guardi i cassonetti con pudore interessato, sapendo che quel pezzo di legno gettato con noncuranza è di abete stagionato, e lo immagini già trasformato in oggetto di design dalle tue abili mani artigiane,  anche se non sai fare neanche la barchetta con gli origami. Dal pensare “che spreco” vedendo una cassetta di plastica abbandonata, all’andare al lavoro su una bici fatta di lattine schiacciate in casa e assemblate a martellate, è un attimo.

 

Cme vedete l’elenco delle sventure è lungo, si tratta di un vero problema sociale di una minoranza, e davvero vorrei essere più esauriente. Ma siccome domattina devo svegliarmi presto per fare la pasta lievita, continuerò un altro giorno.

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