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Non mi rassegnerò mai all’incredibile tristezza del dimenticarsi a vicenda.

Organizzare con efficacia sostanzialmente significa fare il possibile, e poi lasciare che tutto vada un po’ come gli pare.

Ospitare qualcuno a casa comporta il mettere una lente sulle proprie manie.

I glicini, le api e le rondini arrivano tutti insieme. I peli dei gatti in muta, i germogli e i pazienti-che-si-aggiungono, invece, sono graduali (ma  inesorabili).

giardino

Siamo genericamente più definiti dall’assortimento dei nostri difetti, che dallo sforzo con cui abbiamo ottenuto i nostri pregi.

Per me è necessario avere grande entusiasmo all’inizio di ogni cosa, senza quella spinta mi è impossibile reggere la botta delle inevitabili difficoltà.

Ballare è più difficile di quanto ricordassi, ma anche molto più utile di quanto credessi.

I tre giorni del convegno “Medicina Alimentazione e Pseudoscienze” sono stati bellissimi. Estrapolo dei consigli che mi rigirano per la testa:

  • Scegli le tue battaglie. Non tutto e non tutti valgono il tuo impegno.
  • Per la comunicazione scientifica con chi la pensa in modo diverso, fai tante domande per capire le premesse dell’altro: spesso l’informazione non passa perché non ci sono gli stessi presupposti.

 

 

 

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Le rondini!!

Illustrazione Susanna Gentili

 

Care sirene,

in questi giorni siete alle prese con un dilemma ricorrente, trasversale e antico quanto la storia degli umani: se perseverare o meno in un progetto difficile e faticoso, al quale tenete.

Che si tratti di un lavoro, una relazione, la preparazione di un viaggio, o quello che vi pare, conviene capire prima possibile qual è il nodo principale.

Se si tratta di fare compromessi ( e allora sì) o di snaturarvi (e allora no);

se la difficoltà è nella comunicazione (e allora forse sì) o nell’Essenza (e allora proprio no);

se c’è ancora qualcosa di intentato (e allora fatelo) o avete fatto tutto quanto era in vostro potere, e ora tocca a qualcun altro (e allora magari diteglielo)

Ma sopra ad ogni cosa, la Vera Domanda Malefica è:

ne vale la pena??

 

Neve

Complice la neve, oggi sono sonnacchiosa morbida e voluttuosa, e me ne resto a casa (prima quella di Thekisser, e poi la mia) a fare i bilanci.

I bilanci sono quella cosa che a seconda dell’umore del momento possono essere belli o brutti, ma tanto uno li fa sempre, quindi preferisco considerarli necessari, o almeno utili, se non altro per fare pulizia.

Ma per farli bisogna aprire un Chianti, come minimo.

Le mie foto di Roma con la neve le descrivo, così potete guardarle anche se siete ciechi (fatevele leggere da qualcuno in quel caso)

  • La Casilina bianca al risveglio, lenzuola a righe, mille baci a rubare ancora un po’ di leggerezza prima delle beghe da risolvere, e colazione con gli uccellini alla finestra
  • Mettere in ordine dei libri non miei – voluttà da compulsivi- senza esagerare perché ancora non ci conosciamo abbastanza
  • Lo scalo in una norcineria enorme fantastica in cui cercare di acquistare solo il minimo
  • La via del mare con neve, sole, sottofondo di radio classica e odore di porchetta calda che avevo preso perché “metti che me se ferma la macchina sul raccordo?”
  • Creepy che zampetta in giardino su un tappeto soffice e ghiacciato per la prima volta , liberare avocadi e coronilla dal carico, l’orchidea selvatica con i boccioli rosa ostinatamente visibili nel bianco
  • Swiffer sdraiata su di me in una pausa tra le faccende domestiche
  • Vino e camino e il computer aperto con la playlist swing, le ricette con arancia e uvetta, e sul tavolo 3 libri da studiare e 1 da leggere

Dice va beh, queste sò le foto, ma sti bilanci andò stanno?

Qui:

I conoscenti dell’associazione che si occupa di senza dimora – in cui sono stata per qualche mese- mi ricordano che queste felicità assolute e perfette, lo sono solo perché ho il culo di non vivere in strada, e di poter riscaldare casa (mia, peraltro) quanto mi pare. La neve non è roba da poveri.

L’altra volta che ne ha fatta tanta così, abitavo in una casa che continuo a sognare di notte di tanto in tanto, ma che da sveglia non può competere con questa, anche perché lì il camino non c’era; avevo due gatte diverse da quelle che ho ora, sedute sulla mensola sopra al termosifone facevano quello che fanno Creepy e Swiffer adesso: mi ricordano che gli umani sono solo una delle specie animali in circolazione,e di sicuro non la migliore ; all’epoca sono andata a trovare amici diversi da quelli che vedrò questa settimana; sentivo la stessa musica, ma non la ballavo; avevo più paura, e meno voglia di scienza in corpo; ma dopotutto scrivevo qui, per aggiornare le stesse persone di allora.

basho

 

Oggi, che finalmente abbiamo tempo, parliamo dell’Istinto.

L’istinto è quella cosa che tutti ti dicono “Fidati del tuo istinto”, tu ti fidi, ci azzecchi, tutti “Brava te l’avevo detto”. Ma più spesso tu ti fidi, fai una cazzata, e tutti ti dicono “Ma no, non era quello.  Dicevo l’altro istinto!”

Ci sono perfino degli articoli di dubbio valore psicologico, che decantano le lodi dell’istinto.

Allora, guardiamoci in faccia. No.

Perché ogni santa volta che c’è da prendere una decisione, da accettare un rischio, da impegnarsi su un rovello, da giocarsi le chiappe, ci sono molte considerazioni e molti istinti (non uno) e a posteriori siamo tutti buoni a scegliere tra i tanti quello che ci azzeccava.

Solo Harry Potter e altri personaggi letterari hanno l’istinto che gli funziona. Stanno lì, che seguono l’ispirazione del momento anche se è totalmente anti-logica, e gli va benone. Anzi, guarda un po’, era proprio la cosa giusta da fare.

Ma oggi voglio dirvi questa cosa utile: noi che siamo veri non funzioniamo così.

Almeno, io no di sicuro.

Chissà cosa sarebbe accaduto se avessi dato retta al mio istinto, per esempio, quella volta che ho detto: “Se, figurati, a questo tizio non gli do una settimana prima di sparire dalla mia vita” . Ci sono stata 14 anni.

O quella volta che invece gli ho dato retta, e ho preferito un lavoro domiciliare da libera professionista anziché la sostituzione maternità che mi stavano proponendo. Chissà se di là mi avrebbero assunta.

Quando ho visto questa casa, tutto mi diceva di sì, tranne l’istinto. Se gli avessi dato retta, adesso non sarei davanti al camino, con le gatte in braccio e una luce da acquario che filtra dalla finestra.

Con l’istinto ho preso una fracca di schiaffi da una pletora di stronzi. Solo con il ragionamento, la terapia, l’ottimismo, e uno sciame di amici, tutti quegli schiaffi sono diventati di volta in volta “vasodilatazione indotta”,  ” evoluzione emotiva”  “insegnamento dickensiano” e nei casi veramente gravi “addestramento jedi”.

Questo dimostra

  1. che dell’Istinto non ci si deve fidare affatto (almeno, non io): l’unico istinto sensato è quel comportamento innato che permette di scappare davanti ad un orso infuriato senza fare troppi ragionamenti
  2. che ho amici nerd
  3. che, tranne con gli orsi infuriati, è meglio mantenere una dose di ragionamento anche nelle situazioni che meno lo favoriscono (sbronze, droghe, innamoramenti, stanchezza e altre calamità), o almeno avere amici lucidi a portata di confidenza
  4. che però anche quando fai una cazzata, va bene uguale, la vita va avanti lo stesso (a meno che non bevi l’acido muriatico, in quel caso credo di no)

 

Risultati immagini per scritte sui muri

 

 

albero 2017

Io l’albero lo faccio

  • con le bomboniere (ne ho una dell’88 di una compagna di classe, quella del matrimonio di amici, del battesimo di un pupo che ho conosciuto in pancia, della laurea di mia cugina, ecc );
  • con le palline dei nonni che risalgono agli anni 50 ( Le palline, non i nonni: quelli erano ancora più vintage)
  • con i biscotti allo zenzero
  • con quei mostriciattoli che a volte ti regalano i bambini

e mi faccio aiutare dagli amici cui va, e che possono.

Una volta ero il Grinch. Da quando ho smesso mi diverto di più.

E’ ora

Tutto bello: ballare, il femminismo, il natale, la birra, lavorare il sabato per stare ferma il lunedì.

Ma io dico che è ora di rifarsi rossa.