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Ed eccoci all’appuntamento estivo con l’oroscopo immaginario per creature immaginarie ma non per questo meno reali.

Dite com’è possibile.

Insomma. Anche Breszny si inventa le cose, non vedo perché a me dovete chiedere conto a lui no. Dunque cominciamo.

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Sireno e sirena russi del 1886, lui hipster lei appoggiata all’aria, sono stupendi.

 

Alcune balene, così come i delfini, dormono con mezzo cervello alla volta. Pur essendo un sistema molto pratico, il mio suggerimento per le prossime settimane è di evitare qualunque tipo di coinvolgimento a metà. Quando sei sveglio, sii sveglio, perché si preparano grandi cambiamenti* . La pianificazione richiede il massimo dell’entusiasmo, della creatività e della lucidità. Nondimeno, il riposo deve essere davvero rigenerante per essere efficace, quindi ti consiglio anche di approfittare della generale dilatazione estiva di giornate e orari, per oziare senza ritegno e senza pensare ad altro.

*Non ci credi ? Fai bene. NESSUNO può sapere cosa accadrà, men che meno  “uno sferoide luminoso di plasma che genera energia nel proprio nucleo attraverso processi di fusione nucleare” . Comunque visto che il suggerimento è buono, se ti piace usalo.

 

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Questa mattina dopo il caffè, mentre davo il latte ai pipistrelli piccoli e tentavo di svezzare gli altri,* ho avuto una subitanea illuminazione.

Subitanea, poi, un corno. E’ tutto l’inverno che schiaccio pinoli (avete presente la rogna di schiacciare pinoli, si? Che se metti troppa forza li spappoli, e troppo poca non si aprono).  Ovviamente sono pinoli mentali, avevate capito.

L’illuminazione è questa: è iniziata una nuova fase della mia vita, mentre io stavo lì a contare e lavorare. (Come ho detto a qualcuno, infatti, il 2019 sarà ricordato come l’anno in cui ho imparato a contare, io che per mille ottime ragioni sono stata così impedita nel farlo da… mmmmsempre. )

Ma non è questa la svolta (oddio, un po’ sì anche ),  è piuttosto la sensazione che finalmente, una volta conquistata una stabilità effettiva , SOPRA ci si può mettere qualunque cosa. 

Certo, diciamo che queste fondamenta hanno richiesto 42 anni, che neanche quelle della Sagrada Familia, ma che vuoi che sia. In fondo cos’altro avevo da fare, meglio tardi che mai, non c’è trippa per gatti, e tutti i nodi vengono al pettine.

Insomma capito? Quelle che avevo opposto alla mia completa espressione fenotipica, non erano scuse come ho sempre pensato, ma delle reali impossibilità.

E’ molto bello quando ti puoi assolvere a posteriori, una pratica spirituale che potremmo appropriatamente ribattezzare Vaffanculo Zen.

Ora sono molto impegnata a preparare il qualunque cosa di cui sopra, perché a quanto pare la mia autentica natura, la mia espressione fenotipica, la mia vocazione nascosta, il mio talento criptico, si situa a metà strada tra il Fico e il Complicato. Tra il “Non lo so fare” e il “Lo farò anche solo per non continuare a rammaricarmi di non averlo fatto.”

Ma prima che ai soliti intimi vengano in mente pensieri arroganti tipo “io lo avevo sempre detto” ci tengo a precisare che non ha alcuna importanza cosa sanno gli altri di noi, ma cosa noi sappiamo di noi, e quando.

Voglio sottolineare questa perla di saggezza con una ricettina adorabile per usare delle rimanenze in dispensa, che per puro caso è venuta bene.

Biscottini Cocco Zen

Accendere il forno.

140 gr farina

100 gr farina di cocco (che la compri nel 1999 per fare quelli con la ricotta e poi ti resta lì per 10 anni)

una tazzina di olio (mais? soia? motori? vedete voi)

50 gr zucchero (il mio era a velo, altra rimanenza)

100 gr latte di qualcosa (mucca, soia, il mio era d’avena, un animale molto interessante)

buccia di limone (trattato e non lavato, se vi aggradano i pesticidi, oppure il contrario, ognuno ha i suoi gusti)

impastare tutto, fare delle palline , o delle piramidi, o degli sbrogliasomarelli, e mettere in forno a 180° per 15 minuti.

Nota bene: L’odore di cocco e limone che si spande per aria è il vero odore di questo post. 

 

* continua a fare uno strano effetto, questa frase, anche dopo 9 anni di volontariato con tutela pipistrelli.

Care sirene, sireni, e creature rifuggenti definizione,merman

vi mancava, l’oroscopo inventato eh?!

Ma finalmente eccolo qua.

E’ primavera: ieri ho visto due rondini, vuol dire che dalla prossima settimana ci saranno tutte; in giardino è in fiore; il mare sputacchia le ultime schifezze che gli abbiamo buttato durante l’inverno e si prepara a scintillare; e noi tutti umani e diversamente umani sentiamo friccicori di anticipazione.

Quindi la realtà non è che vogliamo l’oroscopo: vogliamo qualcuno che ci rassicuri sugli intenti, ci guidi nella scelta e ci conduca nelle novità.

Aprite le branchie perché qui viene il bello: quel qualcuno siamo noi, lo abbiamo sempre fatto, e quest’anno non fa eccezione. Vi devo ricordare la storia del Patronus di harry Potter?  No.

E’ tempo di vedere persone con occhi nuovi, di riconsiderare il lavoro, di preparare il campo ad assetti più efficaci, di seminare.

Forza, su. Che c’è il sole.

 

 

Quando riesco a sognare sono molto felice. Significa che ho dormito bene, che ho dormito tutto quello che serviva.

E adoro sognare quelli che non ci sono più. Mi sembra l’unico modo di rivederli, per noi che non crediamo in un aldilà. Mi sveglio con la sensazione di aver partecipato ad una bella festa, e con l’intima speranza di sognarli di nuovo.

Stamattina ero nella casa di Montesacro ( mi capita spesso che quella sia una location dei miei sogni. Dopo 37 anni lì dentro, vorrei vedere!), e nel lettone della stanza in fondo riposava Heide, la mia bella prussiana in camicia da notte. Avrà avuto sì e no 86 anni, l’età in cui l’ho conosciuta, quindi perfettamente deambulante e allegra.

L’abbiamo salutata l’anno scorso, a 94 anni, durante gli ultimi mesi si era appassita e aveva iniziato ad allenarsi seriamente per il sonno eterno: dormiva come i vecchi gatti, 23 ore al giorno, e nell’ora rimanente aveva lo sguardo liquido di chi sta smantellando pezzi di RAM ormai inutili.

Il sogno era in soggettiva. Le sono andata accanto, l’ho presa per mano, e l’ho fatta alzare. camminava benissimo! Certo, era tanto che non si alzava, così all’inizio era un po’ incerta. Ma passo passo, sempre più spedite, arriviamo nell’altra stanza, riesce perfino a scavalcare il cordolino per entrare in balcone, c’è una bella luce, torniamo indietro e andiamo ad accarezzare quella che lei chiama col nome della sua gatta, ma di fatto è Bonny, che sonnecchia su una sedia, splendente nel candore soffice della sua pancetta irresistibile.

Torniamo in stanza, Heide è stata bravissima, abbiamo fatto tutto il giro della casa, si rimette a letto stanca ma soddisfatta.

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Ora c’è il sole che si infila nella mia splendida casetta, ho in braccio Creepy che fa delle fusa molto tangibili, sto per andare in giardino a dare l’acqua alle semine, e la giornata inizia che già:

  • ho rivisto la vecchia casa, bene bene dappertutto
  • ho avuto una soddisfazione da fisioterapista, con questa vecchiarella che si muoveva spedita
  • ho salutato Bonny, indimenticabile morbida compagna di due case e tre anni
  • ho dormito, che non è affatto scontato purtroppo

Se ci sono dei tristi significati reconditi, o delle paturnie irrisolte, gli amici psicologi stavolta si facciano i cavoli loro, perché a me sembra tutto stupendo.

Novembre

In questi giorni qui al mare c’è un maltempo che butta giù tutto.

Non come a Belluno (cavoli che tragedia), ma insomma il litorale romano è stato ben spettinato, non necessariamente in male: alcune costruzioni che il mare ha buttato giù erano proprio dei mostri.

Così fuori, così dentro. C’è aria di rinnovo, e voglia di trarne il massimo.

 

la mia ostia

foto di @lamiaostia

L’errore

C’è questo concetto di errore che mi sta martellando il cervello da qualche giorno.

Ma facciamo un passo indietro. Anzi no, sticazzi, i flash back a meno che non siano al cinema -opportunamente sottolineati da cambio di luci e musica- sono anchilosanti fino alla linfostasi, lasciamo perdere.

Comunque dopo anni passati a cercare una serenità, del tempo per goderne, del lavoro bilanciato tra impegno novità e autonomia, a cercare di migliorarsi o almeno di esaltare i lati migliori e accettare quelli peggiori… insomma dopo anni post terapia a farsela prendere bene, arriva un periodo fatto di imput* tutti diversi.

Ovvero che senza l’errore non c’è stimolo. Che l’errore è divertente, la figura di merda è creativa, che dal disagio arriva la voglia di fare (ché quando stai bene non vuoi cambiare nulla) e che la serenità che cerchi, se dura troppo è una palla.

Ora. La devo masticare ancora un po’, sta cosa.

Ma come altre volte nella mia vita, ho sentito uno scattino interno, e quello quando scatta scatta, c’è poco da fare. Hai voglia ad ignorarlo, a dirgli no guarda ero al bagno ripassa un’altra volta.

Risultati immagini per clockwork

*A voi non interessa, ma io che ho una cattiva memoria me li segno, così un domani potrò dire che non me li sono inventati:

  • amica con cui sono andata al seminario a Catania, con cui facciamo una figura di merda ragguardevole. Io imbarazzata, lei: “va beh ma pazienza, alla fine queste sono cose che rimangono divertenti da raccontare per sempre”
  • lo yoga della risata (giuro esiste e ha basi neurofisiologiche) che non esiterei ad infilare tra le mie cosestrane ben riuscite, mezz’ora a ridacchiare senza alcuna ragione…e senza imbarazzo
  • il tentativo di riprendere psicoterapia con successiva ammissione che forse, pur avendolo desiderato per mesi,  non è l’approccio giusto per questo momento
  • questo post. Lei mi fa sempre ridere, e quando non mi fa ridere mi fa pensare
  • il convegno cicap, in cui ogni scoperta viene da errori. E che nella divulgazione, se non accetti l’errore, non puoi comunicare
  • amica che alla mia perplessità sulle paure che mi attanagliano in questo momento (eccerto che ce ne sono, il tentativo di farsela prendere bene mica vuol dire riuscita) commenta: “Non è che se sei preoccupata in questo momento, ciò ti qualifica come paurosa”. Etichettarsi da soli come difettosi, e poi rimanerne intrappolati
  • la mostra “dream” al chiostro del Bramante. E’ la parte “sbagliata” del sogno, che diventa messaggio. Mostra da vedere ( e sentire)

Care colleghe,*

probabilmente anche voi vi state squamando come è naturale alla ripresa della stagione. Come sappiamo, a nulla servirà bere ettolitri d’acqua e cospargerci di oli dal nome fantasioso: le squame lì stanno e lì rimangono. Comunque se vi fa sentire solerti, fatelo. Non è detto che non riusciate a provocarvi un benefico effetto placebo cosmetico. Senza sbattervi troppo però.

E’ invece sostanziale che utilizziate tutto il vostro ardore per smettere di fare cose brutte. Non brutte nel senso di immorali (quello sono affari vostri) brutte nel senso di svilenti, antiestetiche, deprimenti, ansiogene o antieconomiche.

Se avete efficacemente approfittato della stagione del sole, infatti, è possibile che attualmente stiate mettendo in atto le idee geniali che avete avuto – o, meglio ancora- che siate alle prese con le conseguenze delle azioni geniali che avete intrapreso.

Dedicarcisi completamente è impossibile se non togliete qualcosa.

Pertanto, sebbene sia un lavoro un po’ macchinoso all’inizio, ogni volta che considerate una attività chiedetevi:

  • mi fa sentire poco valorizzata?
  • produce sgorbi?
  • è deprimente?
  • mi fa salire l’ansia?
  • costa troppo per quanto vale ( o non mi pagano abbastanza, o non imparo abbastanza, o non mi soddisfa)?

Ricordate che la nostra natura di creature fantastiche richiede anche una certa dose di autoconservazione: lontano dalle buone correnti ci disidratiamo, e stavolta non parlo di squame.

 

*Parlo al femminile ma tutto ciò vale anche per i miei lettori sireni